Si pubblicano qui per la prima volta integralmente i Dialoghi filosofici dell’abate padovano Antonio Conti (1677- 1749), viaggiatore cosmopolita e interlocutore dei maggiori esponenti dell’Europa colta del suo tempo. L’edizione si fonda sull’unico codice che li ha conservati, l’idiografo Manin 1306 della Biblioteca Civica ‘Joppi’ di Udine, a cui l’autore stava lavorando in vista dell’edizione, quando, poco oltre la metà delle sette conversazioni progettate, fu sorpreso dalla morte. Composta sul modello dei fortunatissimi Entretiens sur la pluralité des mondes di Fontenelle, l’opera costituisce una precoce testimonianza (forse la più precoce) nella nostra letteratura della moderna divulgazione scientifica. A margine del tema principale, dell’abitazione dei pianeti, Conti vi discute, infatti, tutte le questioni di attualità nel passaggio delicato dalla visione cartesiana dell’universo a quella newtoniana, ribadendo con forza le ragioni della filosofia sperimentale contro le metafisiche e i sistemi di pensiero ‘fantastici’, degli antichi e dei moderni: da Ermete Trismegisto, Zoroastro, i Caldei e la Cabbala a Cartesio, Huygens, Malebranche, alla dottrina leibniziana delle monadi. La discussione è intonata a una leggerezza e ironia tutte settecentesche, e coinvolge due femmes savantes, due nobildonne che si piccano di scienza, e il loro comune precettore, il truffaldino Arcilerone, che dialogano con un alter ego dell’autore. Il contesto e il contenuto evocano, con evidenza, le esperienze dirette di Conti, gli uomini e i luoghi conosciuti e frequentati nei lunghi soggiorni di Francia e Inghilterra, mentre attestano il ruolo da lui avuto di tramite fondamentale per l’Italia delle idee più aggiornate.

Antonio Conti, Dialoghi filosofici. Edizione critica e commento

Renzo, Rabboni
2018

Abstract

Si pubblicano qui per la prima volta integralmente i Dialoghi filosofici dell’abate padovano Antonio Conti (1677- 1749), viaggiatore cosmopolita e interlocutore dei maggiori esponenti dell’Europa colta del suo tempo. L’edizione si fonda sull’unico codice che li ha conservati, l’idiografo Manin 1306 della Biblioteca Civica ‘Joppi’ di Udine, a cui l’autore stava lavorando in vista dell’edizione, quando, poco oltre la metà delle sette conversazioni progettate, fu sorpreso dalla morte. Composta sul modello dei fortunatissimi Entretiens sur la pluralité des mondes di Fontenelle, l’opera costituisce una precoce testimonianza (forse la più precoce) nella nostra letteratura della moderna divulgazione scientifica. A margine del tema principale, dell’abitazione dei pianeti, Conti vi discute, infatti, tutte le questioni di attualità nel passaggio delicato dalla visione cartesiana dell’universo a quella newtoniana, ribadendo con forza le ragioni della filosofia sperimentale contro le metafisiche e i sistemi di pensiero ‘fantastici’, degli antichi e dei moderni: da Ermete Trismegisto, Zoroastro, i Caldei e la Cabbala a Cartesio, Huygens, Malebranche, alla dottrina leibniziana delle monadi. La discussione è intonata a una leggerezza e ironia tutte settecentesche, e coinvolge due femmes savantes, due nobildonne che si piccano di scienza, e il loro comune precettore, il truffaldino Arcilerone, che dialogano con un alter ego dell’autore. Il contesto e il contenuto evocano, con evidenza, le esperienze dirette di Conti, gli uomini e i luoghi conosciuti e frequentati nei lunghi soggiorni di Francia e Inghilterra, mentre attestano il ruolo da lui avuto di tramite fondamentale per l’Italia delle idee più aggiornate.
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