La ricostruzione del Teatro Galli a Rimini è conclusa. La sala della musica, bombardata alla fine del 1943, è tornata a mostrarsi in tutto il suo splendore cromatico di avorio, di oro e di rosso. È stata una eccitante avventura durata due anni e mezzo, il tempo segnato dal grande cantiere al centro della città. Un tempo breve ma alla fine di un lungo percorso travagliato che ebbe inizio nel 2000 e che ha portato oggi allo sperato ritorno del teatro perduto. Ora che chiunque può riappropriarsi della sua immagine storica, ora che non vi sono più sguardi che possano sovrapporre alla odierna realtà la nostalgia di una memoria, di una piacevole sensazione lontana come è stato invece possibile per gli ospiti dei risorti teatri della Fenice e del Petruzzelli di Bari, ora che si raccolgono gli ultimi segni, sparsi sul pavimento di rovere, di un travaglio lavorativo e di passioni professionali, prende senso richiamare le sapienze, le abilità e gli studi che sono sottesi a questa epifania in rosso e oro. Il testo non affronta tutte le storie del Galli, ma mostra le problematiche che stanno dietro alla restituzione di ciò che appare, oltre l’ornamento, in quanto quest’ultimo gioca un ruolo essenziale per l’acustica della sala degli spettatori. Attraverso gli apparati decorativi il volume rilegge il ruolo dell’architetto Luigi Poletti, un architetto neoclassico definito purista, che a Rimini depose il suo capodopera come architetto di teatri. Il volume rilegge la storia del teatro come facente parte integrante del fiorire di teatri non solo nella Regione Emilia-Romagna, ma anche nello Stato Pontificio. Il testo mette al centro le sapienze richieste per la ricostruzione, sapienze che si ritengono sempre perdute ma che tornano a risplendere nella foglia d’oro stesa e passata con la pietra d’agata quando i monumenti richiedono il loro impegno, il loro saper fare per continuare a stare nel tempo.

IL TEATRO GALLI. Tecniche e materiali per la ricostruzione degli apparati decorativi del capolavoro di Luigi Poletti

livio petriccione
;
franco Amendolagine
2018

Abstract

La ricostruzione del Teatro Galli a Rimini è conclusa. La sala della musica, bombardata alla fine del 1943, è tornata a mostrarsi in tutto il suo splendore cromatico di avorio, di oro e di rosso. È stata una eccitante avventura durata due anni e mezzo, il tempo segnato dal grande cantiere al centro della città. Un tempo breve ma alla fine di un lungo percorso travagliato che ebbe inizio nel 2000 e che ha portato oggi allo sperato ritorno del teatro perduto. Ora che chiunque può riappropriarsi della sua immagine storica, ora che non vi sono più sguardi che possano sovrapporre alla odierna realtà la nostalgia di una memoria, di una piacevole sensazione lontana come è stato invece possibile per gli ospiti dei risorti teatri della Fenice e del Petruzzelli di Bari, ora che si raccolgono gli ultimi segni, sparsi sul pavimento di rovere, di un travaglio lavorativo e di passioni professionali, prende senso richiamare le sapienze, le abilità e gli studi che sono sottesi a questa epifania in rosso e oro. Il testo non affronta tutte le storie del Galli, ma mostra le problematiche che stanno dietro alla restituzione di ciò che appare, oltre l’ornamento, in quanto quest’ultimo gioca un ruolo essenziale per l’acustica della sala degli spettatori. Attraverso gli apparati decorativi il volume rilegge il ruolo dell’architetto Luigi Poletti, un architetto neoclassico definito purista, che a Rimini depose il suo capodopera come architetto di teatri. Il volume rilegge la storia del teatro come facente parte integrante del fiorire di teatri non solo nella Regione Emilia-Romagna, ma anche nello Stato Pontificio. Il testo mette al centro le sapienze richieste per la ricostruzione, sapienze che si ritengono sempre perdute ma che tornano a risplendere nella foglia d’oro stesa e passata con la pietra d’agata quando i monumenti richiedono il loro impegno, il loro saper fare per continuare a stare nel tempo.
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