Il volume, denso per notizie, nomi ed atmosfere, offre l’edizione critica dello scambio epistolare, dai toni e dalla severità mitteleuropea, intercorso tra il maggiore germanista e traduttore italiano Ervino Pocar (Pirano d’Istria 1892 - Milano 1981) e lo scrittore e giornalista isontino Celso Macor (Versa di Romans d’Isonzo 1925 - Gorizia 1998). Nelle quasi duecento lettere (1967-1981) si vede nascere, dapprima timidamente, poi in modo più risoluto, una profonda e solida amicizia, ma si intuiscono anche le lotte che i due interlocutori stanno combattendo: per Pocar è la lotta con il tempo, per cercare di completare, in un «lungo inverno d’anni ancora fecondi» alcuni ambiziosi e sfibranti progetti di traduzione e di edizione di opere di autori tedeschi e austriaci; per Macor, invece, è la lotta con la parola, per illuminare con i versi di una «umanissima intramontabile poesia» quel mondo friulano ormai giunto al crepuscolo; per entrambi si tratta dell’iter appassionato e faticoso verso una (ri) creazione letteraria innervata di idealità non soltanto artistica, ma anche civile. Dal carteggio, che si dipana lungo una quindicina d’anni, emerge infine il coinvolgimento di entrambi gli intellettuali nella vita culturale goriziana negli anni Settanta, in particolare per la realizzazione di volumi ancor oggi preziosi, come quello pubblicato per celebrare il bicentenario dalla prima ascensione del Triglav, o quello dedicato alla figura dell’artista futurista Sofronio Pocarini, fratello di Ervino.

La lotta con il tempo e con la parola. Carteggio 1967-1981

Gabriele Zanello
2019

Abstract

Il volume, denso per notizie, nomi ed atmosfere, offre l’edizione critica dello scambio epistolare, dai toni e dalla severità mitteleuropea, intercorso tra il maggiore germanista e traduttore italiano Ervino Pocar (Pirano d’Istria 1892 - Milano 1981) e lo scrittore e giornalista isontino Celso Macor (Versa di Romans d’Isonzo 1925 - Gorizia 1998). Nelle quasi duecento lettere (1967-1981) si vede nascere, dapprima timidamente, poi in modo più risoluto, una profonda e solida amicizia, ma si intuiscono anche le lotte che i due interlocutori stanno combattendo: per Pocar è la lotta con il tempo, per cercare di completare, in un «lungo inverno d’anni ancora fecondi» alcuni ambiziosi e sfibranti progetti di traduzione e di edizione di opere di autori tedeschi e austriaci; per Macor, invece, è la lotta con la parola, per illuminare con i versi di una «umanissima intramontabile poesia» quel mondo friulano ormai giunto al crepuscolo; per entrambi si tratta dell’iter appassionato e faticoso verso una (ri) creazione letteraria innervata di idealità non soltanto artistica, ma anche civile. Dal carteggio, che si dipana lungo una quindicina d’anni, emerge infine il coinvolgimento di entrambi gli intellettuali nella vita culturale goriziana negli anni Settanta, in particolare per la realizzazione di volumi ancor oggi preziosi, come quello pubblicato per celebrare il bicentenario dalla prima ascensione del Triglav, o quello dedicato alla figura dell’artista futurista Sofronio Pocarini, fratello di Ervino.
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