Il saggio intende mettere in luce l’importanza dell’archivio, inteso come insieme di documenti (anche) fotografici prodotti, ricevuti o acquisiti da un singolo soggetto produttore ovvero, in questo caso, la galleria del Cavallino di Venezia. L’indagine viene qui condotta di seguito all’esigenza di individuare nuovi sistemi per la ricostruzione di opere complesse e intermediali, ovvero frutto di una pratica artistica caratteristica degli anni Settanta che sostituisce al linguaggio tradizionale della pittura e della scultura un’idea di arte come azione, come intervento immediato sulla realtà, verso (e attraverso) la smaterializzazione dell’oggetto artistico (di consumo). In questo contesto la fotografia – com’è per la pellicola e, poco più tardi, per il video – diventa uno dei mezzi privilegiati per la documentazione di dispositivi operali effimeri ma anche, contemporaneamente, uno degli elementi propri di quel fare artistico, traccia e materia dell’evento effimero, da esporsi come opera e/o in sostituzione all’opera di cui essa era ed è (anche) documentazione sui cataloghi e nelle mostre.

La fotografia come opera e/o come documentazione nelle pratiche artistiche degli anni Settanta. L'archivio della galleria del Cavallino di Venezia.

Lisa Parolo
2018-01-01

Abstract

Il saggio intende mettere in luce l’importanza dell’archivio, inteso come insieme di documenti (anche) fotografici prodotti, ricevuti o acquisiti da un singolo soggetto produttore ovvero, in questo caso, la galleria del Cavallino di Venezia. L’indagine viene qui condotta di seguito all’esigenza di individuare nuovi sistemi per la ricostruzione di opere complesse e intermediali, ovvero frutto di una pratica artistica caratteristica degli anni Settanta che sostituisce al linguaggio tradizionale della pittura e della scultura un’idea di arte come azione, come intervento immediato sulla realtà, verso (e attraverso) la smaterializzazione dell’oggetto artistico (di consumo). In questo contesto la fotografia – com’è per la pellicola e, poco più tardi, per il video – diventa uno dei mezzi privilegiati per la documentazione di dispositivi operali effimeri ma anche, contemporaneamente, uno degli elementi propri di quel fare artistico, traccia e materia dell’evento effimero, da esporsi come opera e/o in sostituzione all’opera di cui essa era ed è (anche) documentazione sui cataloghi e nelle mostre.
2018
8832203-06-5
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11390/1173421
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