Dando seguito agli studi promossi nelle recenti mostre monografiche di Cremona (Museo Civico «Ala Ponzone», 6 ottobre 2017 – 6 gennaio 2018) e Piacenza (Palazzo Galli, 4 marzo – 10 giugno 2018), questo volume intende approfondire il particolare rapporto che lega Luigi Miradori, il Genovesino, alle «carte stampate», ossia a quell’infinito repertorio di stampe nordiche e mediterranee dalle quali l’artista trasse costanti modelli da riversare con estro e disinvoltura all’interno del suo catalogo. Criteri, ragioni e modalità alla base di quella che si può a tutti gli effetti definire una Miradoriana methodus, diventano oggetto di un’indagine sistematica, che prende le mosse proprio dal vivace contesto genovese, luogo della prima e ancora oscura formazione di Genovesino. Un simile, massiccio ricorso ai modelli incisi, offre il destro per una serie di riflessioni affatto scontate sulle pratiche operative e di bottega dei pittori, non solo per quanto riguarda il caso specifico del Miradori. L’occasione è peraltro propizia per presentare due altri quadri inediti dell’artista, la cui genesi iconografica risale puntualmente ad altrettante celebri incisioni. Si tratta di una Circoncisione, riemersa sul mercato antiquario genovese, e di un Martirio di San Bartolomeo, transitato quasi trent’anni or sono a Vienna con un errato riferimento a Francesco Cairo; dipinti da porre agli estremi opposti della produzione del Miradori, che forniscono un ulteriore prezioso riscontro del ruolo decisivo giocato dalle stampe nell’officina creativa di Genovesino. Il volume prosegue abbandonando il panorama cremonese per ampliare il raggio della ricerca verso i diversi centri artistici italiani e fornire un primo sguardo d’insieme sull’impiego di prototipi a stampa nella pittura del Seicento. Ciò che emerge è per certi aspetti sorprendente: dalla Terraferma veneta al Ducato milanese, dai territori emiliani al Granducato di Toscana, dall’area centroitaliana, marchigiana e romana, al Regno di Napoli, l’utilizzo e lo studio delle fonti incisorie costituisce una pratica ampiamente diffusa e documentata, coinvolgendo indistintamente importanti maestri del realismo e affermati protagonisti del classicismo e del barocco.

Genovesino e le carte stampate. Derivazioni dalle incisioni nella pittura italiana del Seicento

Francesco Ceretti
2020-01-01

Abstract

Dando seguito agli studi promossi nelle recenti mostre monografiche di Cremona (Museo Civico «Ala Ponzone», 6 ottobre 2017 – 6 gennaio 2018) e Piacenza (Palazzo Galli, 4 marzo – 10 giugno 2018), questo volume intende approfondire il particolare rapporto che lega Luigi Miradori, il Genovesino, alle «carte stampate», ossia a quell’infinito repertorio di stampe nordiche e mediterranee dalle quali l’artista trasse costanti modelli da riversare con estro e disinvoltura all’interno del suo catalogo. Criteri, ragioni e modalità alla base di quella che si può a tutti gli effetti definire una Miradoriana methodus, diventano oggetto di un’indagine sistematica, che prende le mosse proprio dal vivace contesto genovese, luogo della prima e ancora oscura formazione di Genovesino. Un simile, massiccio ricorso ai modelli incisi, offre il destro per una serie di riflessioni affatto scontate sulle pratiche operative e di bottega dei pittori, non solo per quanto riguarda il caso specifico del Miradori. L’occasione è peraltro propizia per presentare due altri quadri inediti dell’artista, la cui genesi iconografica risale puntualmente ad altrettante celebri incisioni. Si tratta di una Circoncisione, riemersa sul mercato antiquario genovese, e di un Martirio di San Bartolomeo, transitato quasi trent’anni or sono a Vienna con un errato riferimento a Francesco Cairo; dipinti da porre agli estremi opposti della produzione del Miradori, che forniscono un ulteriore prezioso riscontro del ruolo decisivo giocato dalle stampe nell’officina creativa di Genovesino. Il volume prosegue abbandonando il panorama cremonese per ampliare il raggio della ricerca verso i diversi centri artistici italiani e fornire un primo sguardo d’insieme sull’impiego di prototipi a stampa nella pittura del Seicento. Ciò che emerge è per certi aspetti sorprendente: dalla Terraferma veneta al Ducato milanese, dai territori emiliani al Granducato di Toscana, dall’area centroitaliana, marchigiana e romana, al Regno di Napoli, l’utilizzo e lo studio delle fonti incisorie costituisce una pratica ampiamente diffusa e documentata, coinvolgendo indistintamente importanti maestri del realismo e affermati protagonisti del classicismo e del barocco.
2020
9788833670959
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