Attorno al quarto decennio del Trecento, Enselmino da Montebelluna, frate agostiniano presso il convento di S. Margherita di Treviso, compone la Lamentatio beate Virginis Marie, un poemetto in terza rima che con grande intensità mette in scena il dramma della Madonna di fronte alla morte del Figlio. L'opera consta di 1513 versi, organizzati in tre blocchi narrativi: un breve proemio in cui l’autore chiede alla Vergine di raccontare il suo dolore; il "Pianto di Maria" vero e proprio, articolato in nove capitoli, in cui la Vergine rievoca in prima persona la Passione di Gesù, dalla flagellazione fino alla sepoltura; un’orazione finale in cui il poeta ringrazia e loda la Vergine per avergli concesso di narrare il suo « pianto e lamento ». Scritta in un vigoroso volgare veneto, permeato tuttavia di forti influssi toscani, soprattutto danteschi, l’opera conobbe tra XIV e XVI secolo una fortuna straordinaria, come prova l’elevato numero di testimoni manoscritti e stampe antiche (oltre cento) che la tramandano integralmente o in parte. Un ruolo importante nella sua diffusione fu sicuramente giocato dalla scelta dell’autore di trasferire temi e motivi frequentatissimi dalla tradizione precedente – sia latina che volgare – nella struttura metrica e nel linguaggio di un testo che, come la Commedia, negli anni in cui il poemetto vide la luce godeva già di grande popolarità e andava imponendosi come modello letterario. Ma certo la ragione prima dell’enorme successo del testo sarà da cercare nell’efficace realismo con cui è rappresentato il dolore di una madre davanti alle sofferenze del figlio. Il poemetto di Enselmino, che era stato edito criticamente solo nel lontano 1898, in un volume oggi quasi irreperibile e comunque scientificamente ormai superato, viene ora riproposto in una nuova edizione critica, corredata di un’introduzione storica, di uno studio linguistico, di un ampio commento letterario e di un dettagliato glossario.

Enselmino da Montebelluna, 'Lamentatio beate Virginis Marie (Pianto della Vergine)', [ed. critica]

ANDREOSE ALVISE
2010

Abstract

Attorno al quarto decennio del Trecento, Enselmino da Montebelluna, frate agostiniano presso il convento di S. Margherita di Treviso, compone la Lamentatio beate Virginis Marie, un poemetto in terza rima che con grande intensità mette in scena il dramma della Madonna di fronte alla morte del Figlio. L'opera consta di 1513 versi, organizzati in tre blocchi narrativi: un breve proemio in cui l’autore chiede alla Vergine di raccontare il suo dolore; il "Pianto di Maria" vero e proprio, articolato in nove capitoli, in cui la Vergine rievoca in prima persona la Passione di Gesù, dalla flagellazione fino alla sepoltura; un’orazione finale in cui il poeta ringrazia e loda la Vergine per avergli concesso di narrare il suo « pianto e lamento ». Scritta in un vigoroso volgare veneto, permeato tuttavia di forti influssi toscani, soprattutto danteschi, l’opera conobbe tra XIV e XVI secolo una fortuna straordinaria, come prova l’elevato numero di testimoni manoscritti e stampe antiche (oltre cento) che la tramandano integralmente o in parte. Un ruolo importante nella sua diffusione fu sicuramente giocato dalla scelta dell’autore di trasferire temi e motivi frequentatissimi dalla tradizione precedente – sia latina che volgare – nella struttura metrica e nel linguaggio di un testo che, come la Commedia, negli anni in cui il poemetto vide la luce godeva già di grande popolarità e andava imponendosi come modello letterario. Ma certo la ragione prima dell’enorme successo del testo sarà da cercare nell’efficace realismo con cui è rappresentato il dolore di una madre davanti alle sofferenze del figlio. Il poemetto di Enselmino, che era stato edito criticamente solo nel lontano 1898, in un volume oggi quasi irreperibile e comunque scientificamente ormai superato, viene ora riproposto in una nuova edizione critica, corredata di un’introduzione storica, di uno studio linguistico, di un ampio commento letterario e di un dettagliato glossario.
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