Uno studio sistematico di quanto accade in Italia nel mondo dell’arte e dell’architettura nell’immediato dopoguerra e in particolare per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento nell’ambito delle mostre e delle esposizioni temporanee restituisce una realtà, diffusa sull’intero territorio, la cui portata è ancora in larga parte da indagare. Il dibattito intorno alle tante esposizioni è certamente vivo e si alimenta di un confronto costante - dai toni spesso accesi e non senza forti polemiche - tra direttori e soprintendenti, storici e critici dell’arte, architetti e artisti. Particolarmente significativo è il contributo offerto da Bruno Zevi: la ricerca dello studioso è portata avanti dapprima con la rivista «Metron» , poi, dal 1955, sulle pagine de «L’architettura. Cronache e storia», unitamente agli articoli che settimanalmente compaiono nella rubrica architettonica tenuta prima su «Cronache» e successivamente su l’«Espresso». Emerge in particolare l’importanza degli aspetti didattici e divulgativi dei temi che innervano il progetto culturale portato ostinatamente avanti da Zevi impegnato su questioni che interessano in maniera più ampia la società contemporanea: l’arte antica, moderna e contemporanea, i grandi maestri e le figure poco conosciute, lo studio delle città e dei centri storici; affrontare cioè tutti quei temi capaci di costituire modelli intorno ai quali ragionare per progettare le nuove comunità. La mostra su Michelangelo (1964) rappresenta per Zevi la summa di questo percorso attraverso la storia dell’architettura e le sue ricadute nel progetto contemporaneo; un percorso che abbiamo provato a raccontare guardando nello specifico a quelle esposizioni che hanno animato il dibattito italiano del dopoguerra e che hanno costituito per Zevi occasione di analisi critica e confronto attraverso le pagine delle sue riviste.

Conoscere il passato per progettare il futuro. Bruno Zevi e gli allestimenti di mostre nell’Italia degli anni Cinquanta

Matteo Iannello
2021

Abstract

Uno studio sistematico di quanto accade in Italia nel mondo dell’arte e dell’architettura nell’immediato dopoguerra e in particolare per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento nell’ambito delle mostre e delle esposizioni temporanee restituisce una realtà, diffusa sull’intero territorio, la cui portata è ancora in larga parte da indagare. Il dibattito intorno alle tante esposizioni è certamente vivo e si alimenta di un confronto costante - dai toni spesso accesi e non senza forti polemiche - tra direttori e soprintendenti, storici e critici dell’arte, architetti e artisti. Particolarmente significativo è il contributo offerto da Bruno Zevi: la ricerca dello studioso è portata avanti dapprima con la rivista «Metron» , poi, dal 1955, sulle pagine de «L’architettura. Cronache e storia», unitamente agli articoli che settimanalmente compaiono nella rubrica architettonica tenuta prima su «Cronache» e successivamente su l’«Espresso». Emerge in particolare l’importanza degli aspetti didattici e divulgativi dei temi che innervano il progetto culturale portato ostinatamente avanti da Zevi impegnato su questioni che interessano in maniera più ampia la società contemporanea: l’arte antica, moderna e contemporanea, i grandi maestri e le figure poco conosciute, lo studio delle città e dei centri storici; affrontare cioè tutti quei temi capaci di costituire modelli intorno ai quali ragionare per progettare le nuove comunità. La mostra su Michelangelo (1964) rappresenta per Zevi la summa di questo percorso attraverso la storia dell’architettura e le sue ricadute nel progetto contemporaneo; un percorso che abbiamo provato a raccontare guardando nello specifico a quelle esposizioni che hanno animato il dibattito italiano del dopoguerra e che hanno costituito per Zevi occasione di analisi critica e confronto attraverso le pagine delle sue riviste.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11390/1216970
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