Le lingue umane sono dei sistemi adattivi in uno stato di costante cambiamento. diverse stime indicano l’esistenza di almeno 7.000 lingue distribuite in 196 Paesi (https://www.ethnologue.com/guides/how-many-languages; Lewis 2009), ciascuna soggetta a variazioni che ne coinvolgono le diverse caratteristiche strutturali: fonetiche, fonologiche, morfologiche, morfosintattiche, sintattiche, semantiche, pragmatiche e discorsive (evans e Levinson 2009; Levinson e Gray 2012). Il ritmo con cui le lingue si modificano nel tempo dipende da una complessa miscela di fattori. Ad esempio, il cambiamento è in genere più rapido in lingue con molti parlanti (si pensi all’inglese) ma molto più lento in quelle parlate in aree geografiche limitate e da un numero ristretto di persone (come nel caso dell’islandese). Sia esso veloce o lento, il cambiamento sembra tuttavia essere una delle caratteristiche che definiscono il linguaggio (Willems et al. 2016). A partire dal XIX secolo la Linguistica Storica ha permesso di identificare diversi meccanismi alla base del mutamento delle lingue portando, tra le altre cose, alla individuazione di ‘leggi’ in grado di spiegare alcune caratteristiche di tali modificazioni (si pensi ad esempio alla Legge di Leskien sulla regolarità del cambiamento fonetico). Sfruttando tecniche e teorie affinatesi nel tempo, questa disciplina riesce oggi a ricostruire, per via ipotetica, alcuni aspetti delle lingue antiche risalenti perfino a circa 10.000 anni fa, all’inizio dell’olocene (Willems et al. 2016; Pagel et al. 2007; Gray e Atkinson 2003). Ma da dove viene questa variazione? Perché le lingue si modificano, cambiano nel tempo? Già darwin (1871) nel suo The descent of man and selection in relation to sex rifletteva su questo punto notando i curiosi parallelismi tra le lingue e le specie caratterizzate da simili processi di speciazione, mutamento e adattamento. esattamente come le specie animali, anche le lingue si evolvono. Lo sviluppo, il funzionamento e le mutazioni delle lingue dipendono da una complessa interazione tra abilità cognitive e variabili ambientali. In effetti, il mutamento linguistico consiste di due fasi: ‘innovazione’ e ‘diffusione’. Mentre l’innovazione potrebbe essere considerata come l’inserimento di un nuovo tratto linguistico o la modificazione di un tratto già esistente nella mente di un individuo, la sua diffusione richiede la dispersione del nuovo tratto attraverso le comunità dei parlanti che potranno, alla fine, usarlo in modo da generare una nuova convenzione (Schmid 2015). In altri termini, sebbene la diffusione sia un processo sociale all’interno di una comunità, tale comunità consiste di parlanti dotati di sistemi cognitivi; questo implica che la diffusione dei nuovi tratti linguistici dipende almeno in parte dal funzionamento stesso della mente e, in ultima analisi, del cervello. Queste considerazioni suggeriscono che l’interscambio teorico/metodologico tra la Linguistica Storica e le diverse discipline nell’alveo delle (neuro)scienze Cognitive (ad inclusione della Psicolinguistica, della neurolinguistica e della Linguistica Cognitiva) può avere importanti implicazioni per arrivare ad una migliore comprensione dei processi alla base del mutamento linguistico avvenuto in tempi anche molto remoti (cfr. Bybee 2007; Hilpert 2015; Lazzeroni 2019; Winters 2020). Questa è essenzialmente l’idea alla base delle affermazioni di Labov (1975) secondo cui gli stessi meccanismi che operarono per produrre le modifiche su larga scala del passato potrebbero essere osservate operare nelle modificazioni che hanno luogo nelle lingue attuali (Principio di uniformità; cfr. § 2). In linea con queste premesse, nel presente contributo verranno in primo luogo presentate alcune considerazioni che supportano la validità del Principio di uniformità. Si passerà poi a fornire una panoramica di alcune delle principali caratteristiche cognitive e neurali dello sviluppo e del funzionamento del linguaggio con considerazioni sulle profonde interazioni tra ambiente, cognizione e conoscenze linguistiche. nelle conclusioni, infine, si introdurranno anche i potenziali contributi derivanti dagli studi con sistemi di intelligenza artificiale.

Considerazioni sulle caratteristiche cognitive e neurali del linguaggio e sul loro rapporto con il mutamento linguistico

Andrea Marini
Primo
Writing – Original Draft Preparation
2022-01-01

Abstract

Le lingue umane sono dei sistemi adattivi in uno stato di costante cambiamento. diverse stime indicano l’esistenza di almeno 7.000 lingue distribuite in 196 Paesi (https://www.ethnologue.com/guides/how-many-languages; Lewis 2009), ciascuna soggetta a variazioni che ne coinvolgono le diverse caratteristiche strutturali: fonetiche, fonologiche, morfologiche, morfosintattiche, sintattiche, semantiche, pragmatiche e discorsive (evans e Levinson 2009; Levinson e Gray 2012). Il ritmo con cui le lingue si modificano nel tempo dipende da una complessa miscela di fattori. Ad esempio, il cambiamento è in genere più rapido in lingue con molti parlanti (si pensi all’inglese) ma molto più lento in quelle parlate in aree geografiche limitate e da un numero ristretto di persone (come nel caso dell’islandese). Sia esso veloce o lento, il cambiamento sembra tuttavia essere una delle caratteristiche che definiscono il linguaggio (Willems et al. 2016). A partire dal XIX secolo la Linguistica Storica ha permesso di identificare diversi meccanismi alla base del mutamento delle lingue portando, tra le altre cose, alla individuazione di ‘leggi’ in grado di spiegare alcune caratteristiche di tali modificazioni (si pensi ad esempio alla Legge di Leskien sulla regolarità del cambiamento fonetico). Sfruttando tecniche e teorie affinatesi nel tempo, questa disciplina riesce oggi a ricostruire, per via ipotetica, alcuni aspetti delle lingue antiche risalenti perfino a circa 10.000 anni fa, all’inizio dell’olocene (Willems et al. 2016; Pagel et al. 2007; Gray e Atkinson 2003). Ma da dove viene questa variazione? Perché le lingue si modificano, cambiano nel tempo? Già darwin (1871) nel suo The descent of man and selection in relation to sex rifletteva su questo punto notando i curiosi parallelismi tra le lingue e le specie caratterizzate da simili processi di speciazione, mutamento e adattamento. esattamente come le specie animali, anche le lingue si evolvono. Lo sviluppo, il funzionamento e le mutazioni delle lingue dipendono da una complessa interazione tra abilità cognitive e variabili ambientali. In effetti, il mutamento linguistico consiste di due fasi: ‘innovazione’ e ‘diffusione’. Mentre l’innovazione potrebbe essere considerata come l’inserimento di un nuovo tratto linguistico o la modificazione di un tratto già esistente nella mente di un individuo, la sua diffusione richiede la dispersione del nuovo tratto attraverso le comunità dei parlanti che potranno, alla fine, usarlo in modo da generare una nuova convenzione (Schmid 2015). In altri termini, sebbene la diffusione sia un processo sociale all’interno di una comunità, tale comunità consiste di parlanti dotati di sistemi cognitivi; questo implica che la diffusione dei nuovi tratti linguistici dipende almeno in parte dal funzionamento stesso della mente e, in ultima analisi, del cervello. Queste considerazioni suggeriscono che l’interscambio teorico/metodologico tra la Linguistica Storica e le diverse discipline nell’alveo delle (neuro)scienze Cognitive (ad inclusione della Psicolinguistica, della neurolinguistica e della Linguistica Cognitiva) può avere importanti implicazioni per arrivare ad una migliore comprensione dei processi alla base del mutamento linguistico avvenuto in tempi anche molto remoti (cfr. Bybee 2007; Hilpert 2015; Lazzeroni 2019; Winters 2020). Questa è essenzialmente l’idea alla base delle affermazioni di Labov (1975) secondo cui gli stessi meccanismi che operarono per produrre le modifiche su larga scala del passato potrebbero essere osservate operare nelle modificazioni che hanno luogo nelle lingue attuali (Principio di uniformità; cfr. § 2). In linea con queste premesse, nel presente contributo verranno in primo luogo presentate alcune considerazioni che supportano la validità del Principio di uniformità. Si passerà poi a fornire una panoramica di alcune delle principali caratteristiche cognitive e neurali dello sviluppo e del funzionamento del linguaggio con considerazioni sulle profonde interazioni tra ambiente, cognizione e conoscenze linguistiche. nelle conclusioni, infine, si introdurranno anche i potenziali contributi derivanti dagli studi con sistemi di intelligenza artificiale.
2022
9788898640904
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11390/1240588
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