Il saggio offre un’analisi e un’interpretazione approfondite della poesia di Giovanni Pascoli Alla cometa di Halley, uscita sul «Marzocco» il 9 gennaio 1910, inserita dalla sorella Maria nella prima edizione delle postume Poesie varie e poi raccolta nella terza edizione di Odi e inni (1913). Nel componimento confluiscono e vengono rielaborati spunti di provenienza eterogenea: le conoscenze scientifiche dell’autore – astronomiche e cosmologiche –, temi danteschi, la mitologia poetica greco-latina (soprattutto ovidiana) e una marcata visionarietà apocalittica. Il tutto si innesta su una materia di stretta attualità: l’interesse diffuso per i fenomeni astronomici è documentato dalla pubblicistica dell’epoca, e il passaggio della cometa di Halley ebbe ampia risonanza sulle pagine dei principali quotidiani. Attraverso un’analisi tematica, intertestuale e culturale, il contributo esamina la fitta rete di rimandi che struttura l’ode, mettendone in luce i rapporti con altre poesie e con le prose pascoliane, in particolare con Pensieri e discorsi e con gli scritti danteschi. La poesia rappresenta, inoltre, il punto d’arrivo del dantismo pascoliano in versi: Dante vi è presentato come personaggio, in una drammatizzazione allegorica che istituisce una dialettica tra figura cosmica e figura storica. La cometa e l’esule errante sono accostati in un parallelismo che li porta a fronteggiarsi e a scontrarsi, condensando nella tensione tra le due immagini un nodo centrale della riflessione dell’autore. In questa prospettiva, l’ode può essere letta anche come parte di una più ampia tradizione della “letteratura delle catastrofi”, nella quale la rappresentazione della fine – dalla riflessione illuministica sul terremoto di Lisbona alla meditazione leopardiana sulle città sepolte – diviene occasione per interrogare la condizione umana. In Pascoli la visione apocalittica si apre alla possibilità di un umanesimo rinnovato, fondato sulla consapevolezza della fragilità e sulla tensione verso una comunità di destino. L’indagine propone di riconoscere nel componimento non solo una summa di temi pascoliani rielaborati in modo originale, ma anche un momento di sintesi e di maturazione nella fase tarda della sua ricerca poetica, in cui confluiscono e si ridefiniscono motivi centrali del suo percorso. In tal modo il contributo intende colmare una lacuna nell’interpretazione critica dell’ode, offrendo una più precisa collocazione del testo nel quadro complessivo dell’opera pascoliana e nel contesto della sua ricezione.

Alla cometa di Halley. Dante e lo spazio nella poesia di Pascoli

marina marcolini
2025-01-01

Abstract

Il saggio offre un’analisi e un’interpretazione approfondite della poesia di Giovanni Pascoli Alla cometa di Halley, uscita sul «Marzocco» il 9 gennaio 1910, inserita dalla sorella Maria nella prima edizione delle postume Poesie varie e poi raccolta nella terza edizione di Odi e inni (1913). Nel componimento confluiscono e vengono rielaborati spunti di provenienza eterogenea: le conoscenze scientifiche dell’autore – astronomiche e cosmologiche –, temi danteschi, la mitologia poetica greco-latina (soprattutto ovidiana) e una marcata visionarietà apocalittica. Il tutto si innesta su una materia di stretta attualità: l’interesse diffuso per i fenomeni astronomici è documentato dalla pubblicistica dell’epoca, e il passaggio della cometa di Halley ebbe ampia risonanza sulle pagine dei principali quotidiani. Attraverso un’analisi tematica, intertestuale e culturale, il contributo esamina la fitta rete di rimandi che struttura l’ode, mettendone in luce i rapporti con altre poesie e con le prose pascoliane, in particolare con Pensieri e discorsi e con gli scritti danteschi. La poesia rappresenta, inoltre, il punto d’arrivo del dantismo pascoliano in versi: Dante vi è presentato come personaggio, in una drammatizzazione allegorica che istituisce una dialettica tra figura cosmica e figura storica. La cometa e l’esule errante sono accostati in un parallelismo che li porta a fronteggiarsi e a scontrarsi, condensando nella tensione tra le due immagini un nodo centrale della riflessione dell’autore. In questa prospettiva, l’ode può essere letta anche come parte di una più ampia tradizione della “letteratura delle catastrofi”, nella quale la rappresentazione della fine – dalla riflessione illuministica sul terremoto di Lisbona alla meditazione leopardiana sulle città sepolte – diviene occasione per interrogare la condizione umana. In Pascoli la visione apocalittica si apre alla possibilità di un umanesimo rinnovato, fondato sulla consapevolezza della fragilità e sulla tensione verso una comunità di destino. L’indagine propone di riconoscere nel componimento non solo una summa di temi pascoliani rielaborati in modo originale, ma anche un momento di sintesi e di maturazione nella fase tarda della sua ricerca poetica, in cui confluiscono e si ridefiniscono motivi centrali del suo percorso. In tal modo il contributo intende colmare una lacuna nell’interpretazione critica dell’ode, offrendo una più precisa collocazione del testo nel quadro complessivo dell’opera pascoliana e nel contesto della sua ricezione.
2025
9791255681793
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11390/1287764
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