I limiti e i vincoli che in classe impediscono di dedicare all’educazione letteraria tutto il tempo che essa richiederebbe sono numerosi e noti. Spesso una impostazione rigida e minimalista conduce non soltanto a sacrificare quasi completamente i cenni comparativi alle altre letterature europee, ma anche a privilegiare il filone classicistico della letteratura italiana, trascurando alcuni autori che con una certa leggerezza vengono annoverati fra i “minori”. È facile dedurre che, in questo modo, si può ingenerare negli studenti un’idea monolitica (oltre che prescrittiva) della letteratura, e non soltanto dal punto di vista degli orientamenti stilistici, ma anche da quello delle scelte linguistiche. Il contributo intende mettere a fuoco la necessità di valorizzare in modo adeguato la variazione linguistica che nel corso dei secoli ha caratterizzato la produzione letteraria sorta nella Penisola, e che anche nella contemporaneità appare tutt’altro che esaurito. La proposta si basa su progettazioni didattiche incentrate sulla letteratura friulana e svolte in classi della scuola secondaria di secondo grado della provincia di Udine. Sul piano teorico sono molteplici le ragioni che spingono in questa direzione. Un approccio comparativo che guarda i territori in profondità istituisce una dinamica virtuosa che associa il locale al globale, in un allargamento progressivo degli orizzonti. La ricerca dei fenomeni attraverso i quali la letteratura si è rivelata in una determinata lingua regionale obbliga a superare, sia nel metodo che nei contenuti, il provincialismo e il conservatorismo: le tradizioni possono essere interpretate non più in una sterile chiave localistica, ma come manifestazioni circoscritte di processi di più vasta portata, e come rapporto e tensione oltre i loro stessi limiti e confini.

Molte lingue, molte letterature. Osservazioni e proposte di lavoro sulle letterature “altre” dell’Italia a partire dal friulano

Zanello Gabriele
;
2024-01-01

Abstract

I limiti e i vincoli che in classe impediscono di dedicare all’educazione letteraria tutto il tempo che essa richiederebbe sono numerosi e noti. Spesso una impostazione rigida e minimalista conduce non soltanto a sacrificare quasi completamente i cenni comparativi alle altre letterature europee, ma anche a privilegiare il filone classicistico della letteratura italiana, trascurando alcuni autori che con una certa leggerezza vengono annoverati fra i “minori”. È facile dedurre che, in questo modo, si può ingenerare negli studenti un’idea monolitica (oltre che prescrittiva) della letteratura, e non soltanto dal punto di vista degli orientamenti stilistici, ma anche da quello delle scelte linguistiche. Il contributo intende mettere a fuoco la necessità di valorizzare in modo adeguato la variazione linguistica che nel corso dei secoli ha caratterizzato la produzione letteraria sorta nella Penisola, e che anche nella contemporaneità appare tutt’altro che esaurito. La proposta si basa su progettazioni didattiche incentrate sulla letteratura friulana e svolte in classi della scuola secondaria di secondo grado della provincia di Udine. Sul piano teorico sono molteplici le ragioni che spingono in questa direzione. Un approccio comparativo che guarda i territori in profondità istituisce una dinamica virtuosa che associa il locale al globale, in un allargamento progressivo degli orizzonti. La ricerca dei fenomeni attraverso i quali la letteratura si è rivelata in una determinata lingua regionale obbliga a superare, sia nel metodo che nei contenuti, il provincialismo e il conservatorismo: le tradizioni possono essere interpretate non più in una sterile chiave localistica, ma come manifestazioni circoscritte di processi di più vasta portata, e come rapporto e tensione oltre i loro stessi limiti e confini.
2024
979-12-5496-176-6
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