Fra gli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento, prima dell’affermazione del pensiero di Viollet-le-Duc, si manifesta in Francia un grande interesse per lo studio dell’architettura medievale e per la definizione degli orientamenti da seguire nel restauro dei monumenti, sia con l’attività del Comité historique des arts et monuments e della Commission des monuments historiques, istituiti nel 1837, sia grazie ai contributi delle Società di archeologia. In questo contesto culturale si colloca l’opera di Jean-Philippe Schmit (1790-1865), che nel 1840 entra nel Comité del quale facevano parte, fra gli altri, Victor Hugo, Albert Lenoir, Prosper Mérimée, Charles de Montalembert, Isidore-Justin Taylor, Ludovic Vitet, Adolphe Didron e Arcisse de Caumont in qualità di corrispondente. Come si può notare, nel Comité erano riuniti tutti i più importanti esponenti di quel «movimento archeologico» che si sviluppa in Francia negli anni Venti e Trenta dell’Ottocento, i cui progressi sono registrati nelle pagine del Bulletin archéologique. Fra il 1837 ed il 1845 Schmit scrisse Les églises gothiques e il Nouveau manuel complet de l'architecte des monuments religieux, nei quali, oltre a rivalutare l’architettura gotica, riunì in una trattazione organica gli orientamenti degli archéologues francesi e del Comité, definendo molti di quelli che saranno i principi fondamentali della disciplina del restauro architettonico adottati fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. La ricerca ed il dibattito sul restauro non furono però limitati ai singoli monumenti, ma iniziarono già nella prima metà dell’Ottocento a prendere in considerazione anche il loro contesto, a causa dei numerosi casi di distruzione, dislocazione ed isolamento dei monumenti attuati in conseguenza delle grandi trasformazioni urbane che interessarono le città in quel periodo
La conservazione dei monumenti e del loro contesto nel pensiero di Jean-Philippe Schmit e degli archéologues français della prima metà dell’Ottocento
vittorio foramitti
2024-01-01
Abstract
Fra gli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento, prima dell’affermazione del pensiero di Viollet-le-Duc, si manifesta in Francia un grande interesse per lo studio dell’architettura medievale e per la definizione degli orientamenti da seguire nel restauro dei monumenti, sia con l’attività del Comité historique des arts et monuments e della Commission des monuments historiques, istituiti nel 1837, sia grazie ai contributi delle Società di archeologia. In questo contesto culturale si colloca l’opera di Jean-Philippe Schmit (1790-1865), che nel 1840 entra nel Comité del quale facevano parte, fra gli altri, Victor Hugo, Albert Lenoir, Prosper Mérimée, Charles de Montalembert, Isidore-Justin Taylor, Ludovic Vitet, Adolphe Didron e Arcisse de Caumont in qualità di corrispondente. Come si può notare, nel Comité erano riuniti tutti i più importanti esponenti di quel «movimento archeologico» che si sviluppa in Francia negli anni Venti e Trenta dell’Ottocento, i cui progressi sono registrati nelle pagine del Bulletin archéologique. Fra il 1837 ed il 1845 Schmit scrisse Les églises gothiques e il Nouveau manuel complet de l'architecte des monuments religieux, nei quali, oltre a rivalutare l’architettura gotica, riunì in una trattazione organica gli orientamenti degli archéologues francesi e del Comité, definendo molti di quelli che saranno i principi fondamentali della disciplina del restauro architettonico adottati fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. La ricerca ed il dibattito sul restauro non furono però limitati ai singoli monumenti, ma iniziarono già nella prima metà dell’Ottocento a prendere in considerazione anche il loro contesto, a causa dei numerosi casi di distruzione, dislocazione ed isolamento dei monumenti attuati in conseguenza delle grandi trasformazioni urbane che interessarono le città in quel periodo| File | Dimensione | Formato | |
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