L’uso del friulano in un contesto religioso, e più specificamente all’interno dei riti liturgici, non ha preso avvio soltanto a partire dai recentissimi riconoscimenti ufficiali della lingua “minoritaria” (L.R. 15/1996, L. 482/1999, L.R. 29/2007), ma è attestato da una tradizione secolare. Benché le testimonianze indirette siano precedenti, è dalla metà del XVIII secolo che il materiale testuale, manoscritto o a stampa, diviene disponibile con una certa continuità. Una frattura decisa nella prassi si è avuta con l’avvento del fascismo, mentre gli anni successivi al Concilio Vaticano II, caratterizzati dall’introduzione della liturgia nelle lingue parlate, hanno visto il fiorire di iniziative finalizzate a rendere possibili le celebrazioni in friulano e a predisporre i materiali necessari. Anche se a un livello strettamente ufficiale si attende tuttora l’approvazione del Messale, numerosi passi sono stati compiuti, i sussidi liturgici sono stati da tempo approntati e molti testi di riferimento sono ormai disponibili (tra questi, per esempio, la traduzione integrale della Scrittura, che ha potuto ricevere i necessari riconoscimenti ufficiali proprio in forza della normativa approvata nel frattempo); la prassi, insomma, è consolidata, anche se – salvo rari casi – rimane saltuaria. Pur nella sua sinteticità, questa breve panoramica consente di comprendere i problemi che si sono posti nel momento in cui si è dovuta affrontare la reintroduzione del friulano in ambito liturgico (un processo che, anche a causa della mancanza di una conduzione ufficiale, nel corso del tempo ha conosciuto incertezze, battute d’arresto, fughe in avanti, incongruenze, dilettantismo e volontarismi talora precipitosi). Il contributo presenta alcuni di tali problemi offrendo sia una disamina organizzata secondo il filo diacronico, sia un quadro della situazione in prospettiva sincronica. A livello diacronico si potranno valutare con più attenzione, per esempio, i fenomeni di conservazione e di innovazione che hanno riguardato il lessico religioso nelle diverse fasi. In stretto rapporto con la diacronia, e a partire dai materiali e strumenti recentemente predisposti, sarà necessario nell’ottica sincronica precisare quali siano stati i criteri che hanno guidato la rivitalizzazione di alcune parole ai fini dell’ampliamento di questo settore lessicale e dell’elaborazione di una lingua cultuale.

Il lessico della religione nel friulano attuale. L’elaborazione di una lingua liturgica

ZANELLO GABRIELE
2025-01-01

Abstract

L’uso del friulano in un contesto religioso, e più specificamente all’interno dei riti liturgici, non ha preso avvio soltanto a partire dai recentissimi riconoscimenti ufficiali della lingua “minoritaria” (L.R. 15/1996, L. 482/1999, L.R. 29/2007), ma è attestato da una tradizione secolare. Benché le testimonianze indirette siano precedenti, è dalla metà del XVIII secolo che il materiale testuale, manoscritto o a stampa, diviene disponibile con una certa continuità. Una frattura decisa nella prassi si è avuta con l’avvento del fascismo, mentre gli anni successivi al Concilio Vaticano II, caratterizzati dall’introduzione della liturgia nelle lingue parlate, hanno visto il fiorire di iniziative finalizzate a rendere possibili le celebrazioni in friulano e a predisporre i materiali necessari. Anche se a un livello strettamente ufficiale si attende tuttora l’approvazione del Messale, numerosi passi sono stati compiuti, i sussidi liturgici sono stati da tempo approntati e molti testi di riferimento sono ormai disponibili (tra questi, per esempio, la traduzione integrale della Scrittura, che ha potuto ricevere i necessari riconoscimenti ufficiali proprio in forza della normativa approvata nel frattempo); la prassi, insomma, è consolidata, anche se – salvo rari casi – rimane saltuaria. Pur nella sua sinteticità, questa breve panoramica consente di comprendere i problemi che si sono posti nel momento in cui si è dovuta affrontare la reintroduzione del friulano in ambito liturgico (un processo che, anche a causa della mancanza di una conduzione ufficiale, nel corso del tempo ha conosciuto incertezze, battute d’arresto, fughe in avanti, incongruenze, dilettantismo e volontarismi talora precipitosi). Il contributo presenta alcuni di tali problemi offrendo sia una disamina organizzata secondo il filo diacronico, sia un quadro della situazione in prospettiva sincronica. A livello diacronico si potranno valutare con più attenzione, per esempio, i fenomeni di conservazione e di innovazione che hanno riguardato il lessico religioso nelle diverse fasi. In stretto rapporto con la diacronia, e a partire dai materiali e strumenti recentemente predisposti, sarà necessario nell’ottica sincronica precisare quali siano stati i criteri che hanno guidato la rivitalizzazione di alcune parole ai fini dell’ampliamento di questo settore lessicale e dell’elaborazione di una lingua cultuale.
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