L’autobiografia di Pietro Manzini (nome di battaglia “Ercole”) ci offre una Resistenza raccontata dall’interno, senza retorica né esagerazioni, ma con lo spessore morale di un giovane curioso della vita, gettato dal fascismo in una guerra rovinosa che lo fa maturare anzitempo, assumendo posizioni critiche verso il regime. Sul fronte italo-francese nel giugno 1940 nel Genio militare, inviato l’anno successivo in Jugoslavia, viene catturato e poi rilasciato in uno scambio di prigionieri. Le sue osservazioni di prima mano sulla repressione del partigianato in Croazia e la guerriglia contro gli occupanti sono impressionanti e tanto più preziose in quanto riguardano una pagina spesso taciuta per un malinteso senso di patriottismo o perché l’orrore impediva ai reduci di rivivere quelle tragedie e di farle conoscere ai tanti che le ignoravano. Rimpatriato per frequentare il corso Allievi ufficiali, l’artigliere Manzini vive in presa diretta ad Alessandria l’esaltazione degli italiani per la caduta di Mussolini il 25 luglio 1943 e un mese e mezzo più tardi lo sconvolgimento dell’armistizio. L’8 settembre si trova nella capitale e da qui torna in Piemonte, sfuggendo ingegnosamente alla caccia dei tedeschi, che catturano molti suoi commilitoni. Il suo percorso esistenziale, militare e politico si snoda dalla renitenza alla Resistenza, con la costituzione del “Gruppo Ercole”, tra Liguria e Piemonte. Le cronache partigiane racchiuse in questo volume descrivono con ricchezza di particolari le dinamiche della lotta dietro le linee, rettificando in più punti le ricostruzioni storiografiche, talvolta viziate da esagerazioni e imprecisioni. Tra le parti più significative vi sono le pagine sui rapporti con i civili e sullo scatenarsi dei rastrellamenti contro i partigiani e i loro simpatizzanti. Il racconto di Manzini si spinge sino al dopoguerra, nella cronaca di alcuni incontri tra vecchi compagni di lotta che si ritrovano in un’Italia che non è quella sognata dai “ribelli”, perquisiti e inquisiti nell’ambito del “processo alla Resistenza” che contraddistinse la fase politica del centrismo, tra le elezioni politiche dell’aprile 1948 e i lunghi anni Cinquanta. Le Memorie di Manzini sono introdotte da un testo dei curatori e dal saggio di Eraldo Canegallo sulla Resistenza nel Tortonese.

Le due guerre di Pietro Manzini

Paolo Ferrari;Mimmo Franzinelli
2026-01-01

Abstract

L’autobiografia di Pietro Manzini (nome di battaglia “Ercole”) ci offre una Resistenza raccontata dall’interno, senza retorica né esagerazioni, ma con lo spessore morale di un giovane curioso della vita, gettato dal fascismo in una guerra rovinosa che lo fa maturare anzitempo, assumendo posizioni critiche verso il regime. Sul fronte italo-francese nel giugno 1940 nel Genio militare, inviato l’anno successivo in Jugoslavia, viene catturato e poi rilasciato in uno scambio di prigionieri. Le sue osservazioni di prima mano sulla repressione del partigianato in Croazia e la guerriglia contro gli occupanti sono impressionanti e tanto più preziose in quanto riguardano una pagina spesso taciuta per un malinteso senso di patriottismo o perché l’orrore impediva ai reduci di rivivere quelle tragedie e di farle conoscere ai tanti che le ignoravano. Rimpatriato per frequentare il corso Allievi ufficiali, l’artigliere Manzini vive in presa diretta ad Alessandria l’esaltazione degli italiani per la caduta di Mussolini il 25 luglio 1943 e un mese e mezzo più tardi lo sconvolgimento dell’armistizio. L’8 settembre si trova nella capitale e da qui torna in Piemonte, sfuggendo ingegnosamente alla caccia dei tedeschi, che catturano molti suoi commilitoni. Il suo percorso esistenziale, militare e politico si snoda dalla renitenza alla Resistenza, con la costituzione del “Gruppo Ercole”, tra Liguria e Piemonte. Le cronache partigiane racchiuse in questo volume descrivono con ricchezza di particolari le dinamiche della lotta dietro le linee, rettificando in più punti le ricostruzioni storiografiche, talvolta viziate da esagerazioni e imprecisioni. Tra le parti più significative vi sono le pagine sui rapporti con i civili e sullo scatenarsi dei rastrellamenti contro i partigiani e i loro simpatizzanti. Il racconto di Manzini si spinge sino al dopoguerra, nella cronaca di alcuni incontri tra vecchi compagni di lotta che si ritrovano in un’Italia che non è quella sognata dai “ribelli”, perquisiti e inquisiti nell’ambito del “processo alla Resistenza” che contraddistinse la fase politica del centrismo, tra le elezioni politiche dell’aprile 1948 e i lunghi anni Cinquanta. Le Memorie di Manzini sono introdotte da un testo dei curatori e dal saggio di Eraldo Canegallo sulla Resistenza nel Tortonese.
2026
978-88-351-7514-8
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