"Destino di donna" è un romanzo psicologico in parte autobiografico di Margit Kaffka, la più grande scrittrice ungherese del primo Novecento. Mária, la protagonista del romanzo, è una giovane donna precorritrice dei tempi moderni, tanto, troppo precorritrice (perché la società ungherese - ma non solo questa - d’inizio Novecento non era ancora in grado di comprendere le aspirazioni e le inclinazioni del movimento femminista), da ritrovarsi del tutto sola, isolata e disarmata nel rigetto dell’unica prospettiva di vita allora offerta alle donne nell’Ungheria asburgica: il matrimonio. Il rifiuto di Mária di essere inglobata, con il matrimonio, nella società piccolo-borghese e piccolo-nobiliare di una città di provincia, in cui il ruolo della donna era predefinito e preassegnato, è però anche determinato e rafforzato dalla sua incapacità di stabilire un rapporto costruttivo con l’altro sesso, sia esso rappresentato da un intellettuale idealista o da un “vero uomo” esperto della vita, da uno scrittore di chiara fama o da un politico consumato e, soprattutto, di trovare un senso alla propria vita finendo sempre per rifugiarsi nel mondo irreale dei sogni. Ricorrendo anche ad elementi tipici della psicologia freudiana, Margit Kaffka accompagna il lettore, lungo tutta la vicenda narrata, alla scoperta dello spaccato della vita interiore della protagonista e alla progressiva messa a nudo della sua irrisolutezza e delle sue incapacità, seguendone passo dopo passo il percorso psicologico. Diversi sono gli elementi autobiografici presenti nel romanzo, anche se nella vita reale la scrittrice ungherese affrontò “in positivo”, risolvendoli, quei nodi cruciali esistenziali che il personaggio di Mária da lei creato è invece incapace di sciogliere.

DESTINO DI DONNA

RUSPANTI, Roberto
2006

Abstract

"Destino di donna" è un romanzo psicologico in parte autobiografico di Margit Kaffka, la più grande scrittrice ungherese del primo Novecento. Mária, la protagonista del romanzo, è una giovane donna precorritrice dei tempi moderni, tanto, troppo precorritrice (perché la società ungherese - ma non solo questa - d’inizio Novecento non era ancora in grado di comprendere le aspirazioni e le inclinazioni del movimento femminista), da ritrovarsi del tutto sola, isolata e disarmata nel rigetto dell’unica prospettiva di vita allora offerta alle donne nell’Ungheria asburgica: il matrimonio. Il rifiuto di Mária di essere inglobata, con il matrimonio, nella società piccolo-borghese e piccolo-nobiliare di una città di provincia, in cui il ruolo della donna era predefinito e preassegnato, è però anche determinato e rafforzato dalla sua incapacità di stabilire un rapporto costruttivo con l’altro sesso, sia esso rappresentato da un intellettuale idealista o da un “vero uomo” esperto della vita, da uno scrittore di chiara fama o da un politico consumato e, soprattutto, di trovare un senso alla propria vita finendo sempre per rifugiarsi nel mondo irreale dei sogni. Ricorrendo anche ad elementi tipici della psicologia freudiana, Margit Kaffka accompagna il lettore, lungo tutta la vicenda narrata, alla scoperta dello spaccato della vita interiore della protagonista e alla progressiva messa a nudo della sua irrisolutezza e delle sue incapacità, seguendone passo dopo passo il percorso psicologico. Diversi sono gli elementi autobiografici presenti nel romanzo, anche se nella vita reale la scrittrice ungherese affrontò “in positivo”, risolvendoli, quei nodi cruciali esistenziali che il personaggio di Mária da lei creato è invece incapace di sciogliere.
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