I film della "trilogia classica” di Pier Paolo Pasolini conoscono significativi mutamenti nella scelta dei repertori musicali delle loro colonne sonore, per cui quelli bachiani e vivaldiani del “cinema nazional-popolare” ora vengono sostituiti da Mozart, dalle cui opere Pasolini dice di aver imparato a conoscere la «leggerezza mortuaria». Queste pellicole sono poi affollate da situazioni danzanti, vera e propria cifra stilistica di tutto il cinema pasoliniano, che ora si presentano sotto diverse movenze, mentre il silenzio spesso s’impone come cifra stilistica determinante. Ciò che va maggiormente sottolineato, in quanto vero e proprio comun denominatore delle colonne sonore di "Edipo re" e "Medea", è però la presenza delle musiche extraeuropee, quelle che Roberto Leydi significativamente definisce come «l’altra musica», mentre negli "Appunti per un’Orestiade africana", compare il Jazz di Gato Barbieri. Pasolini utilizza questi repertori ritenendoli il commento sonoro adeguato per la sua concezione e rappresentazione del mito che è alla base della sua trilogia.

«Portate dal vento… le allegre musiche popolari, cariche di infiniti e antichi presagi». La musica nella ‘trilogia classica' di Pier Paolo Pasolini

CALABRETTO, Roberto
2004

Abstract

I film della "trilogia classica” di Pier Paolo Pasolini conoscono significativi mutamenti nella scelta dei repertori musicali delle loro colonne sonore, per cui quelli bachiani e vivaldiani del “cinema nazional-popolare” ora vengono sostituiti da Mozart, dalle cui opere Pasolini dice di aver imparato a conoscere la «leggerezza mortuaria». Queste pellicole sono poi affollate da situazioni danzanti, vera e propria cifra stilistica di tutto il cinema pasoliniano, che ora si presentano sotto diverse movenze, mentre il silenzio spesso s’impone come cifra stilistica determinante. Ciò che va maggiormente sottolineato, in quanto vero e proprio comun denominatore delle colonne sonore di "Edipo re" e "Medea", è però la presenza delle musiche extraeuropee, quelle che Roberto Leydi significativamente definisce come «l’altra musica», mentre negli "Appunti per un’Orestiade africana", compare il Jazz di Gato Barbieri. Pasolini utilizza questi repertori ritenendoli il commento sonoro adeguato per la sua concezione e rappresentazione del mito che è alla base della sua trilogia.
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