Versione televisiva dell'omonimo monologo teatrale scritto da Nicola Bonazzi e Mario Perrotta e interpretato da Mario Perrotta. Lo sguardo di questo spettacolo-indagine sulle migrazioni degli italiani in Belgio risale a quando, da bambino, in viaggio con il padre, Perrotta osservava quei "viaggiatori particolari" a bordo dei treni notturni che attraversavano l'Europa. Il ricordo di quei volti, dei gesti, il sudore delle lacrime, lo struggimento di quegli italiani "arruolati" nelle miniere europee riaffiora nella carnalità di un assolo, fondato su una meticolosa documentazione e reso alato dall'emozione. Storie e storia trasfigurate nella fantasia di un giovane postino che, per fare coraggio alle donne rimaste sole in paese, racconta loro di un nuovo mondo meraviglioso. Un viaggio all'indietro, in cerca di radici e di riscatto. Sipario strappato su realtà mai dette ad alta voce e rimosse da quanti oggi lamentano l'ondata di profughi: nel 1990, quando approdava la prima nave carica di albanesi nel Salento, c'erano ancora mille bambini italiani clandestini in Svizzera. Negli anni Settanta, l'altro ieri, erano trentamila. Eravamo noi italiani i "cìncali", gli zingari, d'Europa.

"Italiani cìncali!" - Parte prima: "Minatori in Belgio" (Collana "Teatro INcivile")

ROSSITTI, Marco;
2006

Abstract

Versione televisiva dell'omonimo monologo teatrale scritto da Nicola Bonazzi e Mario Perrotta e interpretato da Mario Perrotta. Lo sguardo di questo spettacolo-indagine sulle migrazioni degli italiani in Belgio risale a quando, da bambino, in viaggio con il padre, Perrotta osservava quei "viaggiatori particolari" a bordo dei treni notturni che attraversavano l'Europa. Il ricordo di quei volti, dei gesti, il sudore delle lacrime, lo struggimento di quegli italiani "arruolati" nelle miniere europee riaffiora nella carnalità di un assolo, fondato su una meticolosa documentazione e reso alato dall'emozione. Storie e storia trasfigurate nella fantasia di un giovane postino che, per fare coraggio alle donne rimaste sole in paese, racconta loro di un nuovo mondo meraviglioso. Un viaggio all'indietro, in cerca di radici e di riscatto. Sipario strappato su realtà mai dette ad alta voce e rimosse da quanti oggi lamentano l'ondata di profughi: nel 1990, quando approdava la prima nave carica di albanesi nel Salento, c'erano ancora mille bambini italiani clandestini in Svizzera. Negli anni Settanta, l'altro ieri, erano trentamila. Eravamo noi italiani i "cìncali", gli zingari, d'Europa.
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