Il saggio analizza l’antico binomio costituito da un lato dall’Italia e dall’altro dagli scrittori e dai poeti ungheresi, i quali, se non scrissero dell’Italia, vissero spesso dell’Italia, ovvero trassero ispirazione dall’Italia. In Ungheria le radici di questa attrazione si riscontrano già negli epigrammi erotici di Janus Pannonius (XV secolo) e nella lirica del cantore rinascimentale Bálint Balassi (XVI secolo). La poesia italiana esercitò un certo influsso sui poeti magiari del XVII secolo (Zrínyi), del XVIII secolo (Faludi, Csokonai) e poi del primo Ottocento (Sándor Kisfaludy). Nel XIX secolo il grande Sándor Petőfi salutava l’inizio delle rivoluzioni liberali europee del 1848 con la celebre lirica Olaszország (“Italia”), mentre nella variegata narrativa magiara di quel secolo (Jókai, Mikszáth, Zsigmond Kemény) troviamo, nel solco del romanticismo, diversi e importanti filoni ispirativi “italiani”. Come motivo ispiratore, nel Novecento l’Italia in quanto tale (con le sue città, i suoi paesaggi, la sua arte, il suo passato e la sua cultura in generale) eserciterà in modo forse ancor più forte il suo influsso sui poeti ungheresi (Ady, Kosztolányi, Babits, Vas e via dicendo), ma sarà anche analizzata, studiata e amata dai grandi scrittori magiari (uno per tutti Sándor Márai), tanto che soltanto i versi e gli scritti dedicati o ispirati a Firenze, Venezia e Roma richiederebbero diverse antologie.

Il cielo d’Italia si rispecchiò nelle acque del Danubio: l’Italia vista dai poeti ungheresi (XVIII-XX secolo)

RUSPANTI, Roberto
2009

Abstract

Il saggio analizza l’antico binomio costituito da un lato dall’Italia e dall’altro dagli scrittori e dai poeti ungheresi, i quali, se non scrissero dell’Italia, vissero spesso dell’Italia, ovvero trassero ispirazione dall’Italia. In Ungheria le radici di questa attrazione si riscontrano già negli epigrammi erotici di Janus Pannonius (XV secolo) e nella lirica del cantore rinascimentale Bálint Balassi (XVI secolo). La poesia italiana esercitò un certo influsso sui poeti magiari del XVII secolo (Zrínyi), del XVIII secolo (Faludi, Csokonai) e poi del primo Ottocento (Sándor Kisfaludy). Nel XIX secolo il grande Sándor Petőfi salutava l’inizio delle rivoluzioni liberali europee del 1848 con la celebre lirica Olaszország (“Italia”), mentre nella variegata narrativa magiara di quel secolo (Jókai, Mikszáth, Zsigmond Kemény) troviamo, nel solco del romanticismo, diversi e importanti filoni ispirativi “italiani”. Come motivo ispiratore, nel Novecento l’Italia in quanto tale (con le sue città, i suoi paesaggi, la sua arte, il suo passato e la sua cultura in generale) eserciterà in modo forse ancor più forte il suo influsso sui poeti ungheresi (Ady, Kosztolányi, Babits, Vas e via dicendo), ma sarà anche analizzata, studiata e amata dai grandi scrittori magiari (uno per tutti Sándor Márai), tanto che soltanto i versi e gli scritti dedicati o ispirati a Firenze, Venezia e Roma richiederebbero diverse antologie.
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