Nel saggio, confluito in un volume collettaneo, sono esaminati gli aspetti salienti dell'economia ampezzana nel XX secolo, con particolare attenzione ai settori secondario e terziario. Si trattò di un'economia di montagna a carattere essenzialmente agro-silvo-pastorale, un'economia invero più di consumo e scambio che di produzione, tant'è che buona parte dei redditi familiari proveniva dal lavoro prestato all'estero dai non poche emigranti stagionali. Nel primo Novecento i tradizionali mestieri esercitati nelle botteghe artigiane andarono declinando per l'insostenibile concorrenza delle nascenti imprese industriali. Un apporto rilevante diede in territorio ampezzano la produzione di energia idroelettrica, culminata con il grande impianto costruito sul Lumiei (1942-47), che rientrava nella strategia della Sade di sistematico sfruttamento delle risorse energetiche della Carnia. Importanza notevole ebbero, tra il primo e il secondo dopoguerra, i cantieri delle imprese Nigris, che fornirono lavoro a una numerosa manodopera nei comparti dell'edilizia, delle costruzioni stradali, della lavorazione e commercio del legname, nella produzione e distribuzione di energia idroelettrica. Si è documentato, anche alla luce di una ricognizione di fonti archivistiche, che negli anni '70 la comunità ampezzana fu protagonista di una vivace, ancorché effimera, stagione di sviluppo industriale imperniata sul mobile, tradizionale vocazione produttiva locale. Purtroppo quello dell'inadeguatezza delle infrastrutture viarie costituì il più assillante problema dell'economia ampezzana: il carattere disagevole e costoso dei trasporti fu infatti un indubbio fattore penalizzante specie per le attività produttive non circoscritte al micromercato paesano.

Artigianato, industria, commercio e infrastrutture ad Ampezzo nel Novecento

BOF, Frediano
2009

Abstract

Nel saggio, confluito in un volume collettaneo, sono esaminati gli aspetti salienti dell'economia ampezzana nel XX secolo, con particolare attenzione ai settori secondario e terziario. Si trattò di un'economia di montagna a carattere essenzialmente agro-silvo-pastorale, un'economia invero più di consumo e scambio che di produzione, tant'è che buona parte dei redditi familiari proveniva dal lavoro prestato all'estero dai non poche emigranti stagionali. Nel primo Novecento i tradizionali mestieri esercitati nelle botteghe artigiane andarono declinando per l'insostenibile concorrenza delle nascenti imprese industriali. Un apporto rilevante diede in territorio ampezzano la produzione di energia idroelettrica, culminata con il grande impianto costruito sul Lumiei (1942-47), che rientrava nella strategia della Sade di sistematico sfruttamento delle risorse energetiche della Carnia. Importanza notevole ebbero, tra il primo e il secondo dopoguerra, i cantieri delle imprese Nigris, che fornirono lavoro a una numerosa manodopera nei comparti dell'edilizia, delle costruzioni stradali, della lavorazione e commercio del legname, nella produzione e distribuzione di energia idroelettrica. Si è documentato, anche alla luce di una ricognizione di fonti archivistiche, che negli anni '70 la comunità ampezzana fu protagonista di una vivace, ancorché effimera, stagione di sviluppo industriale imperniata sul mobile, tradizionale vocazione produttiva locale. Purtroppo quello dell'inadeguatezza delle infrastrutture viarie costituì il più assillante problema dell'economia ampezzana: il carattere disagevole e costoso dei trasporti fu infatti un indubbio fattore penalizzante specie per le attività produttive non circoscritte al micromercato paesano.
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