L'abbazia benedettina di Sant'Eustachio a Nervesa della Battaglia (TV), posta nel bosco del Mon-tello a ridosso del fiume Piave, risale alla prima metà dell'XI sec. e raggiunse il massimo splendore nel XVI sec. (qui mons. Giovanni Della Casa compose nel 1552 il celebre “Galateo”). Seguì una lenta decadenza con vari saccheggi e spogliazione dei beni, aggravata nel 1866 con la soppressione degli Ordini e delle Corporazioni religiose; il colpo di grazia avvenne durante la Prima Guerra Mondiale, con la distruzione di circa il 70% dell'abbazia, trovatasi in mezzo alla “Battaglia del Piave”. Il complesso abbaziale era composto dalla chiesa (36,77 x 20,01 m) a croce latina con tre navate, dal chiostro a pianta trapezia (15,26 x 12,35 m) e dalla parte conventuale (di lunghezza 45,58 m), originariamente su tre piani, che circondava il chiostro e si congiungeva alla chiesa. Il lavoro qui presentato è stato svolto per una tesi di laurea magistrale in Architettura presso l’Università degli Studi di Udine ed ha riguardato la modellazione 3D dello stato di fatto, la ricostruzione 3D della situazione ante 1918 ed un’ipotesi di restauro e valorizzazione. È stato eseguito un rilevamento topografico con una stazione Leica TRCA 1103, anche per ottenere il piano quotato dell’intera collina, un rilevamento fotogrammetrico sia da terra, con CCD Panasonic DMC-TZ25 e Canon EOS M, che aereo mediante drone, ancora con la Canon EOS M, ed anche un rilevamento laser scanning con il sistema Faro Focus3D S120. Per elaborare ed integrare questi cinque dataset sono stati utilizzati diversi software, ad esempio mediante MeshLab e Pointools. Le elaborazioni di maggior interesse sono quelle sulle immagini con software di Structure from motion, quali 123DCatch e VisualSfM per i primi tentativi con approccio “cloud computing” e poi Agisoft Photoscan per ottenere il modello finale. Dopo l’estrazione&matching delle features, è stato eseguito l’orientamento delle immagini, sfruttando opportunamente le coordinate acquisite topograficamente e per scansione laser. Le successive fasi automatiche sono la generazione della sparse cloud, quella della dense cloud, la costruzione delle mesh del DSM ed il texture mapping di quest’ultimo. Sono state ricavate una serie di ortofoto su vari piani (quattro prospetti e tre sezioni raster in scala 1:100) che poi sono state vettorializzate ed opportunamente migliorate in ambiente CAD (le corrispondenti sette rappresentazioni vector) quali dettagliate mappe del degrado; sono state create anche tre piante-sezioni a diversa quota in scala 1:100. A partire dal modello 3D delle rovine, è stato quindi creato un modello solido 3D virtuale dell’intero complesso antecedente alla Prima Guerra Mondiale, facendo riferimento ad informazioni documentarie e ad immagini d’epoca, alcune di fonte militare. Infine è stato creato un ulteriore modello 3D virtuale, quello del progetto dell’ipotetico restauro e basato proprio sul modello 3D ante 1918, i cui volumi saranno ricreati mediante una struttura tubolare che ripropone gli spigoli dell’estradosso e dell'intradosso. L'idea di fondo è quella di proteggere e garantire solidità strutturale ai pochi muri rimasti e, allo stesso tempo, di valorizzare il sito. I tubi di acciaio dell'intradosso saranno disposti a gruppi di quattro nella posizione originaria della pilastratura della navata centrale, mentre gli archi tra le campate saranno realizzati con un telaio metallico mascherato da due fasce in legno. L’originario soffitto a cassettoni sarà ricostruito con un telaio in acciaio rivestito di legno e cassettoni in vetro. L'estradosso sarà costituito ancora da una struttura tubolare e, per la copertura, da un sistema di teli abbassabili in caso di maltempo. In definitiva, questo esempio illustra come le tecniche geomatiche hanno permesso di costruire il modello 3D dello stato di fatto, ma anche come esso è stato restaurato virtualmente per modellare lo stato originario e come quest’ultimo abbia guidato il progetto di restauro dei volumi crollati.

Nuvole di punti e Fotogrammetria da drone per la modellazione 3D dell’abbazia di Sant’Eustachio a Nervesa della Battaglia (TV)

FORAMITTI, Vittorio;VISINTINI, Domenico
2016

Abstract

L'abbazia benedettina di Sant'Eustachio a Nervesa della Battaglia (TV), posta nel bosco del Mon-tello a ridosso del fiume Piave, risale alla prima metà dell'XI sec. e raggiunse il massimo splendore nel XVI sec. (qui mons. Giovanni Della Casa compose nel 1552 il celebre “Galateo”). Seguì una lenta decadenza con vari saccheggi e spogliazione dei beni, aggravata nel 1866 con la soppressione degli Ordini e delle Corporazioni religiose; il colpo di grazia avvenne durante la Prima Guerra Mondiale, con la distruzione di circa il 70% dell'abbazia, trovatasi in mezzo alla “Battaglia del Piave”. Il complesso abbaziale era composto dalla chiesa (36,77 x 20,01 m) a croce latina con tre navate, dal chiostro a pianta trapezia (15,26 x 12,35 m) e dalla parte conventuale (di lunghezza 45,58 m), originariamente su tre piani, che circondava il chiostro e si congiungeva alla chiesa. Il lavoro qui presentato è stato svolto per una tesi di laurea magistrale in Architettura presso l’Università degli Studi di Udine ed ha riguardato la modellazione 3D dello stato di fatto, la ricostruzione 3D della situazione ante 1918 ed un’ipotesi di restauro e valorizzazione. È stato eseguito un rilevamento topografico con una stazione Leica TRCA 1103, anche per ottenere il piano quotato dell’intera collina, un rilevamento fotogrammetrico sia da terra, con CCD Panasonic DMC-TZ25 e Canon EOS M, che aereo mediante drone, ancora con la Canon EOS M, ed anche un rilevamento laser scanning con il sistema Faro Focus3D S120. Per elaborare ed integrare questi cinque dataset sono stati utilizzati diversi software, ad esempio mediante MeshLab e Pointools. Le elaborazioni di maggior interesse sono quelle sulle immagini con software di Structure from motion, quali 123DCatch e VisualSfM per i primi tentativi con approccio “cloud computing” e poi Agisoft Photoscan per ottenere il modello finale. Dopo l’estrazione&matching delle features, è stato eseguito l’orientamento delle immagini, sfruttando opportunamente le coordinate acquisite topograficamente e per scansione laser. Le successive fasi automatiche sono la generazione della sparse cloud, quella della dense cloud, la costruzione delle mesh del DSM ed il texture mapping di quest’ultimo. Sono state ricavate una serie di ortofoto su vari piani (quattro prospetti e tre sezioni raster in scala 1:100) che poi sono state vettorializzate ed opportunamente migliorate in ambiente CAD (le corrispondenti sette rappresentazioni vector) quali dettagliate mappe del degrado; sono state create anche tre piante-sezioni a diversa quota in scala 1:100. A partire dal modello 3D delle rovine, è stato quindi creato un modello solido 3D virtuale dell’intero complesso antecedente alla Prima Guerra Mondiale, facendo riferimento ad informazioni documentarie e ad immagini d’epoca, alcune di fonte militare. Infine è stato creato un ulteriore modello 3D virtuale, quello del progetto dell’ipotetico restauro e basato proprio sul modello 3D ante 1918, i cui volumi saranno ricreati mediante una struttura tubolare che ripropone gli spigoli dell’estradosso e dell'intradosso. L'idea di fondo è quella di proteggere e garantire solidità strutturale ai pochi muri rimasti e, allo stesso tempo, di valorizzare il sito. I tubi di acciaio dell'intradosso saranno disposti a gruppi di quattro nella posizione originaria della pilastratura della navata centrale, mentre gli archi tra le campate saranno realizzati con un telaio metallico mascherato da due fasce in legno. L’originario soffitto a cassettoni sarà ricostruito con un telaio in acciaio rivestito di legno e cassettoni in vetro. L'estradosso sarà costituito ancora da una struttura tubolare e, per la copertura, da un sistema di teli abbassabili in caso di maltempo. In definitiva, questo esempio illustra come le tecniche geomatiche hanno permesso di costruire il modello 3D dello stato di fatto, ma anche come esso è stato restaurato virtualmente per modellare lo stato originario e come quest’ultimo abbia guidato il progetto di restauro dei volumi crollati.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11390/1103846
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