Crittare, tradurre, “tradire”: malgrado l'esistenza di raffinate ed efficaci tecniche crittografiche rimane il piacere puro del gioco, della ricerca di una soluzione che non sia solo esaustiva ma, prima di tutto, "elegante". L'intuizione e l'eleganza necessarie nella matematica, la rapidità e la chiarezza e l'incisività della sua precisione sono determinanti della bellezza di questa "lingua". Possono essere considerate valide proposizioni nella "traduzione" in un’architettura che della precisione e della riduzione fa propria ragion d'essere. Una traduzione "paramatematica". Potremmo interrogarci della "matematica della città ideale" nel tentativo di rompere i codici di uno dei più enigmatici progetti di ricerca sviluppati da Gianugo Polesello nei primi anni '90: il progetto delle 16 torri per la prima zona industriale di Marghera. Qui utile e necessario come “progetto-analogo” delle isole-paradigma , che di Venezia hanno fatto modello per la città del contemporaneo, della “perenne rifondazione”, dove a “resistere non è una forma, bensì un modo di essere in relazione”, una città che “non detta sintassi da eternare, ma un costume”. Aver dimenticato questa Venezia, omesso la sottile e pervasiva dimensione di continuità tra interno ed esterno, sempre relativi, tra quanto usiamo chiamare paesaggio e l’edificato-architettura della città, dove “l’esterno è, in sostanza, negato, è solo vallo da saltare, luogo da riempire, non assume valore o significato”, sancisce il tradimento perpetrato della teoria, dei progetti-teorie, omaggi ad una Venezia Quadrata delle origini, che con diverse poetiche ricostruivano le sofisticate quadrature tra città-architettura e città-paesaggio. Una mappa, un “artifact permanente”. Questione non solo in senso operativo ma piuttosto come problema di una dimensione "quasi mentale" esito di una cultura della città oscillante tra la finitezza architettonica di una "Venezia-come-architettura" e l'incertezza dei rapporti tra le singole componenti insulari e i territori esterni che si affacciano sulla gronda lagunare. Una lettura che intenta e si fonda sulla misurazione del reale, architettonico significato di quel suo essere dentro. Il progetto per la prima zona industriale si colloca pertanto in quella strategia di una "pianificazione architettonica interna alla ecouméne lagunare" dentro il grande luogo esteso compreso tra i bordi esterni ed i bordi interni, tra la cinta edificata della città di Venezia e delle altre città, inteso come campo delle "relazioni future anche come relazioni architettoniche". Uno spazio sperimentale collocato negli interstizi tra parti "nella costruzione del quale potrebbero trovare luogo e senso, idee e progetti che valgano a fissare le necessarie immagini fino a trovare la figura di un luogo comune" . Lo schema delle sedici torri pone in relazione i grandi flussi di questo territorio e assume un ruolo nodale, di caposaldo, in un sistema lineare e cruciforme caratterizzato dalla sequenza di luoghi in un insieme policentrico, multipolare, che evidenzi la relazione speculare tra Venezia e la terraferma. Il limite relativo è, di fatto, uno specchio multiplo, rimanda e raccoglie le immagini, i programmi e i tempi, li condensa sullo stesso piano, falsa e trasforma, riflette in questo modo quanto di più vero si possa dire del grande interno. Le torri-terminal, il canale Brentella e le aree per le attività della fiera/mercato, il parco e il polo tecnologico definiscono le polarità programmatiche. Il montaggio di progetti noti, "già dati" (Danzica, Napoli), indaga la misura e i rapporti di scala del disegno e verifica la tenuta dei capisaldi assunti. La dimensione lagunare, inclusiva, del progetto rimanda ad una "Venezia quadrata", una grande inquadratura ovvero una cornice di possibilità e permutazioni. Affinities, similarities, modifications and transformations - Encrypt, translate, traduce: despite the existence of sophisticated and effective decryption techniques, there is still the sheer pleasure of a game, the search for a solution which is not only exhaustive but which is first and foremost ‘elegant’. The necessary intuition and elegance in mathematics, the speed and clarity of incisiveness of its precision are the determinants in the beauty of this ‘language’. They may be considered propositions into the ‘translation’ of an architecture whose very raison d’etre is precision and reduction. A ‘paramathematical’ translation. We might ask ourselves about the ‘mathematics of the ideal city’ in an attempt to break the codes of one of Gianugo Polesello’s most enigmatic research projects in the early ‘90’s: the designs for the 16 towers for the first industrial zone in Marghera. Both useful and necessary as ‘analogue project’ of the island paradigm, which have made Venice a template for the city of now, the ‘perennial re-founding’ where ‘resistance is not a form but rather a way of being in relation with’, a city which ‘does not dictate everlasting perpetuation but rather a custom.’ To forget this Venice, the subtle and pervasive dimension of continuity between internal and external, always relative, between what we are accustomed to calling landscape and the architectural build of the city, where ‘the external is substantially negated, being just a ditch to jump across, a place to be filled, without value or meaning’, allowing the betrayal of the theory, of the theoretical project, tributes to the original Venezia Quadrata, albeit with different poetics in a reconstruction of the sophisticated quadrature between city-architecture and city-landscape. A mappa, a “permanent artifact”. This is not only an operational issue but also a question of a ‘quasi-mental’ dimension, the result of a culture of the city oscillating between the architectural finiteness of a ‘’Venice-as-architecture’ and the uncertainty of the relationships between the single island elements and the external territories facing onto the lagoon. A reading which insists on and is based on measurement of the real architectural significance of its being within. The project for the first industrial area may be seen in the context of the strategy for an ‘architectural plan within the ecouméne of the lagoon’ inside the broad extension between the outer and inner edges, between the built perimeter of the city of Venice and other cities, understood as a field for ‘future relationships, even architectural ones’. A space for experimentation located in the interstices between the parts ‘in the construction of which there might be a place and sense for ideas and projects which can fix the necessary images to form the figure of a cliché’. The arrangement of the sixteen towers establishes a relationship with the big flow lines of this territory and take on a nodal role, the cornerstone of a linear and cruciform system characterised by the sequence of places in a polycentric, multi-polar whole, serving to emphasise the mirror relationship between Venice and the terraferma. The relative limit is in fact a multiple mirror, referring back and bringing together images, programmes, times, condensing them onto the same level, falsifying and transforming, reflecting what is truest of the grand interior, as it were. The terminal towers, the Brentella canal and the areas for the activities of the trade fair/market, the park and the technology hub together define the programmatic polarities. The montage of well-known projects, “already given” (Gdansk, Naples), investigates the measure and relationships of scale of the design and serves to verify the solidity of the cornerstone elements. The inclusive lagoon dimension of the project refers back to a “Venezia quadrata”, a grand frame, framing possibilities and permutations.

"Affinità, omologie, modificazioni e trasformazioni"

BARBAREWICZ, Piotr Bronislaw
2015

Abstract

Crittare, tradurre, “tradire”: malgrado l'esistenza di raffinate ed efficaci tecniche crittografiche rimane il piacere puro del gioco, della ricerca di una soluzione che non sia solo esaustiva ma, prima di tutto, "elegante". L'intuizione e l'eleganza necessarie nella matematica, la rapidità e la chiarezza e l'incisività della sua precisione sono determinanti della bellezza di questa "lingua". Possono essere considerate valide proposizioni nella "traduzione" in un’architettura che della precisione e della riduzione fa propria ragion d'essere. Una traduzione "paramatematica". Potremmo interrogarci della "matematica della città ideale" nel tentativo di rompere i codici di uno dei più enigmatici progetti di ricerca sviluppati da Gianugo Polesello nei primi anni '90: il progetto delle 16 torri per la prima zona industriale di Marghera. Qui utile e necessario come “progetto-analogo” delle isole-paradigma , che di Venezia hanno fatto modello per la città del contemporaneo, della “perenne rifondazione”, dove a “resistere non è una forma, bensì un modo di essere in relazione”, una città che “non detta sintassi da eternare, ma un costume”. Aver dimenticato questa Venezia, omesso la sottile e pervasiva dimensione di continuità tra interno ed esterno, sempre relativi, tra quanto usiamo chiamare paesaggio e l’edificato-architettura della città, dove “l’esterno è, in sostanza, negato, è solo vallo da saltare, luogo da riempire, non assume valore o significato”, sancisce il tradimento perpetrato della teoria, dei progetti-teorie, omaggi ad una Venezia Quadrata delle origini, che con diverse poetiche ricostruivano le sofisticate quadrature tra città-architettura e città-paesaggio. Una mappa, un “artifact permanente”. Questione non solo in senso operativo ma piuttosto come problema di una dimensione "quasi mentale" esito di una cultura della città oscillante tra la finitezza architettonica di una "Venezia-come-architettura" e l'incertezza dei rapporti tra le singole componenti insulari e i territori esterni che si affacciano sulla gronda lagunare. Una lettura che intenta e si fonda sulla misurazione del reale, architettonico significato di quel suo essere dentro. Il progetto per la prima zona industriale si colloca pertanto in quella strategia di una "pianificazione architettonica interna alla ecouméne lagunare" dentro il grande luogo esteso compreso tra i bordi esterni ed i bordi interni, tra la cinta edificata della città di Venezia e delle altre città, inteso come campo delle "relazioni future anche come relazioni architettoniche". Uno spazio sperimentale collocato negli interstizi tra parti "nella costruzione del quale potrebbero trovare luogo e senso, idee e progetti che valgano a fissare le necessarie immagini fino a trovare la figura di un luogo comune" . Lo schema delle sedici torri pone in relazione i grandi flussi di questo territorio e assume un ruolo nodale, di caposaldo, in un sistema lineare e cruciforme caratterizzato dalla sequenza di luoghi in un insieme policentrico, multipolare, che evidenzi la relazione speculare tra Venezia e la terraferma. Il limite relativo è, di fatto, uno specchio multiplo, rimanda e raccoglie le immagini, i programmi e i tempi, li condensa sullo stesso piano, falsa e trasforma, riflette in questo modo quanto di più vero si possa dire del grande interno. Le torri-terminal, il canale Brentella e le aree per le attività della fiera/mercato, il parco e il polo tecnologico definiscono le polarità programmatiche. Il montaggio di progetti noti, "già dati" (Danzica, Napoli), indaga la misura e i rapporti di scala del disegno e verifica la tenuta dei capisaldi assunti. La dimensione lagunare, inclusiva, del progetto rimanda ad una "Venezia quadrata", una grande inquadratura ovvero una cornice di possibilità e permutazioni. Affinities, similarities, modifications and transformations - Encrypt, translate, traduce: despite the existence of sophisticated and effective decryption techniques, there is still the sheer pleasure of a game, the search for a solution which is not only exhaustive but which is first and foremost ‘elegant’. The necessary intuition and elegance in mathematics, the speed and clarity of incisiveness of its precision are the determinants in the beauty of this ‘language’. They may be considered propositions into the ‘translation’ of an architecture whose very raison d’etre is precision and reduction. A ‘paramathematical’ translation. We might ask ourselves about the ‘mathematics of the ideal city’ in an attempt to break the codes of one of Gianugo Polesello’s most enigmatic research projects in the early ‘90’s: the designs for the 16 towers for the first industrial zone in Marghera. Both useful and necessary as ‘analogue project’ of the island paradigm, which have made Venice a template for the city of now, the ‘perennial re-founding’ where ‘resistance is not a form but rather a way of being in relation with’, a city which ‘does not dictate everlasting perpetuation but rather a custom.’ To forget this Venice, the subtle and pervasive dimension of continuity between internal and external, always relative, between what we are accustomed to calling landscape and the architectural build of the city, where ‘the external is substantially negated, being just a ditch to jump across, a place to be filled, without value or meaning’, allowing the betrayal of the theory, of the theoretical project, tributes to the original Venezia Quadrata, albeit with different poetics in a reconstruction of the sophisticated quadrature between city-architecture and city-landscape. A mappa, a “permanent artifact”. This is not only an operational issue but also a question of a ‘quasi-mental’ dimension, the result of a culture of the city oscillating between the architectural finiteness of a ‘’Venice-as-architecture’ and the uncertainty of the relationships between the single island elements and the external territories facing onto the lagoon. A reading which insists on and is based on measurement of the real architectural significance of its being within. The project for the first industrial area may be seen in the context of the strategy for an ‘architectural plan within the ecouméne of the lagoon’ inside the broad extension between the outer and inner edges, between the built perimeter of the city of Venice and other cities, understood as a field for ‘future relationships, even architectural ones’. A space for experimentation located in the interstices between the parts ‘in the construction of which there might be a place and sense for ideas and projects which can fix the necessary images to form the figure of a cliché’. The arrangement of the sixteen towers establishes a relationship with the big flow lines of this territory and take on a nodal role, the cornerstone of a linear and cruciform system characterised by the sequence of places in a polycentric, multi-polar whole, serving to emphasise the mirror relationship between Venice and the terraferma. The relative limit is in fact a multiple mirror, referring back and bringing together images, programmes, times, condensing them onto the same level, falsifying and transforming, reflecting what is truest of the grand interior, as it were. The terminal towers, the Brentella canal and the areas for the activities of the trade fair/market, the park and the technology hub together define the programmatic polarities. The montage of well-known projects, “already given” (Gdansk, Naples), investigates the measure and relationships of scale of the design and serves to verify the solidity of the cornerstone elements. The inclusive lagoon dimension of the project refers back to a “Venezia quadrata”, a grand frame, framing possibilities and permutations.
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