Nel corso del tempo la Federal Communications Commission (FCC) ha adottato diversi e opposti approcci al Broadband Internet Access Service (BIAS). All’inizio dello scorso decennio, ritenendo che il mercato del BIAS dovesse funzionare «in a minimal regulatory environment», la FCC decise di astenersi da qualunque intervento regolativo (no-regulation). Qualche anno dopo, la Internet Policy Statement dettava alcuni orientamenti in tema di BIAS (non-legislative rules). In applicazione di quest’ultima, la FCC adottava nel 2008 il Comcast Order che imponeva a Comcast di porre fine al blocco del traffico dati prodotto da applicazioni basate sull’architettura P2P (adjudication). Infine, una prima volta nel 2010 e poi una seconda nel 2015, la Commissione ha stabilito una articolata e complessa regolazione del BIAS (2010 Open Internet Order e 2015 Open Internet Order) finalizzata alla tutela della open Internet (rulemaking). Da questo succinto resoconto emerge una tendenza progressivamente interventista della Commissione che, partita dalla anomia, è infine approdata alla formulazione di un ricco apparato regolativo che, nell’ultima e più recente versione del 2015, incorpora nel BIAS il servizio di interconnessione. Lo studio ha per oggetto i due Open Internet Orders. Il suo scopo, tuttavia, non è di analizzarne in modo esaustivo e compiuto la disciplina, quanto piuttosto di conseguire tre risultati. Il primo luogo, metterne in luce il tratto qualificante comune a entrambi, costituito dall’uso pervasivo della ragionevolezza e, quindi, di svelare come dietro le varie e complesse regole poste dai due provvedimenti si celi in realtà un unico e solo principio generale che tutte le comprende e le compendia, principio in forza del quale “tutti i dati sono ragionevolmente uguali” (all data is reasonably equal). In secondo luogo, rivelare che “open Internet” e “all data is reasonably equal” sono distinte formulazioni del medesimo principio. La prima caratterizzata da una forte valenza filosofica e politica. La seconda espressiva del modo in cui il principio della Internet aperta vive e opera in concreto. Infine, in terzo e ultimo luogo, tracciare una netta distinzione tra “open Internet” e “Net neutrality”. Mentre quest’ultima evoca l’idea di una Internet perfettamente neutrale nella quale i broadband providers sono privi di autonomia, il principio della open Internet rimanda al concetto popperiano di open society. Come nella società aperta la via giusta non è predeterminata e i comportamenti dei consociati rappresentano il frutto di decisioni personali e razionali, così nella Internet aperta le soluzioni corrette su come gestire le reti non sono tutte predefinite ed esiste uno spazio di libertà al cui interno i broadband providers possono legittimamente discriminare il traffico dati, salvo il sindacato della FCC sulla ragionevolezza delle discriminazioni operate. La studio si divide in tre parti. La prima esamina l’oggetto e la tecnica regolativa degli Open Internet Orders, la seconda ne illustra i contesti ingegneristico e giuridico, la terza, infine, ne analizza le disposizioni rilevanti.

All data is (reasonably) equal: open Internet v. Net neutrality

DAMIANI, Paolo
2016

Abstract

Nel corso del tempo la Federal Communications Commission (FCC) ha adottato diversi e opposti approcci al Broadband Internet Access Service (BIAS). All’inizio dello scorso decennio, ritenendo che il mercato del BIAS dovesse funzionare «in a minimal regulatory environment», la FCC decise di astenersi da qualunque intervento regolativo (no-regulation). Qualche anno dopo, la Internet Policy Statement dettava alcuni orientamenti in tema di BIAS (non-legislative rules). In applicazione di quest’ultima, la FCC adottava nel 2008 il Comcast Order che imponeva a Comcast di porre fine al blocco del traffico dati prodotto da applicazioni basate sull’architettura P2P (adjudication). Infine, una prima volta nel 2010 e poi una seconda nel 2015, la Commissione ha stabilito una articolata e complessa regolazione del BIAS (2010 Open Internet Order e 2015 Open Internet Order) finalizzata alla tutela della open Internet (rulemaking). Da questo succinto resoconto emerge una tendenza progressivamente interventista della Commissione che, partita dalla anomia, è infine approdata alla formulazione di un ricco apparato regolativo che, nell’ultima e più recente versione del 2015, incorpora nel BIAS il servizio di interconnessione. Lo studio ha per oggetto i due Open Internet Orders. Il suo scopo, tuttavia, non è di analizzarne in modo esaustivo e compiuto la disciplina, quanto piuttosto di conseguire tre risultati. Il primo luogo, metterne in luce il tratto qualificante comune a entrambi, costituito dall’uso pervasivo della ragionevolezza e, quindi, di svelare come dietro le varie e complesse regole poste dai due provvedimenti si celi in realtà un unico e solo principio generale che tutte le comprende e le compendia, principio in forza del quale “tutti i dati sono ragionevolmente uguali” (all data is reasonably equal). In secondo luogo, rivelare che “open Internet” e “all data is reasonably equal” sono distinte formulazioni del medesimo principio. La prima caratterizzata da una forte valenza filosofica e politica. La seconda espressiva del modo in cui il principio della Internet aperta vive e opera in concreto. Infine, in terzo e ultimo luogo, tracciare una netta distinzione tra “open Internet” e “Net neutrality”. Mentre quest’ultima evoca l’idea di una Internet perfettamente neutrale nella quale i broadband providers sono privi di autonomia, il principio della open Internet rimanda al concetto popperiano di open society. Come nella società aperta la via giusta non è predeterminata e i comportamenti dei consociati rappresentano il frutto di decisioni personali e razionali, così nella Internet aperta le soluzioni corrette su come gestire le reti non sono tutte predefinite ed esiste uno spazio di libertà al cui interno i broadband providers possono legittimamente discriminare il traffico dati, salvo il sindacato della FCC sulla ragionevolezza delle discriminazioni operate. La studio si divide in tre parti. La prima esamina l’oggetto e la tecnica regolativa degli Open Internet Orders, la seconda ne illustra i contesti ingegneristico e giuridico, la terza, infine, ne analizza le disposizioni rilevanti.
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