APPUNTI CARTOGRAFICI (Sara Marini) - C’è un territorio tra la tecnica e la visione, tra la precisione della linea e la profondità della materia, in questo territorio si muovono e trovano corpo i disegni di Piotr Barbarewicz. Saldamente antichi e avventatamente in continua attesa, questi sprofondamenti del segno sulla carta costruiscono cartografie: le coordinate sono certe e al contempo circoscrivono spazi dell’esasperazione. Non si tratta solo di un territorio frequentato perché operante in una mai interrotta autocritica, in un fissare per dilatare, in un delineare per sconfinare. Qui l’architettura ritrova la forza dell’ingranaggio di leonardesca memoria e l’anelito continuo a ciò che non è stato e che può sedimentarsi nel foglio, forandolo. La carta è assediata dal segno, costretta a farsi terra e a disegnare tempi in successione, è snaturata: non accoglie fissità, ma allucinazioni possibili, trasfigurazioni tra vecchi testamenti e nuove pastorali. Qui l’oggetto è la promessa, lo spazio promesso, costruito con meccanismi arcaici, incasellato in polittici, convogliato in giochi ipnotici. La promessa è data come tale: si anela al suo concretizzarsi, con la certezza che, se ciò avverrà, la sua narcisistica tensione verrà meno e questo detterà ulteriori spostamenti per non perdere quella tensione certo maliarda, ma anche unica possibile: è l’incedere dell’architettura. L’autore trascina l’osservatore in un gioco fatto di zone alterate e macchine evocate: questo spaesamento salda l’informe con il rigore del dizionario, alla Bataille. L’unico modo per uscire dal gioco è l’immersione nello spessore del foglio alla ricerca di una risoluzione, della prosecuzione, dei segni che saldano i diversi appunti cartografici. Bergman avrebbe potuto costruire sul coinvolgimento disegnato da questi spazi un’ulteriore sfida a scacchi. Nella profondità dimensionale e temporale è insediata la capacità del continuo rilancio di questa ricerca; la specchiatura tra autore e osservatore altera i confini della responsabilità: non è dato sapere chi muoverà la regina.

Appunti cartografici - Lo Spazio promesso. Città nuova (Rotorelief a 90 gradi, antiorario ) 1991 - 2015

BARBAREWICZ, Piotr Bronislaw
2015

Abstract

APPUNTI CARTOGRAFICI (Sara Marini) - C’è un territorio tra la tecnica e la visione, tra la precisione della linea e la profondità della materia, in questo territorio si muovono e trovano corpo i disegni di Piotr Barbarewicz. Saldamente antichi e avventatamente in continua attesa, questi sprofondamenti del segno sulla carta costruiscono cartografie: le coordinate sono certe e al contempo circoscrivono spazi dell’esasperazione. Non si tratta solo di un territorio frequentato perché operante in una mai interrotta autocritica, in un fissare per dilatare, in un delineare per sconfinare. Qui l’architettura ritrova la forza dell’ingranaggio di leonardesca memoria e l’anelito continuo a ciò che non è stato e che può sedimentarsi nel foglio, forandolo. La carta è assediata dal segno, costretta a farsi terra e a disegnare tempi in successione, è snaturata: non accoglie fissità, ma allucinazioni possibili, trasfigurazioni tra vecchi testamenti e nuove pastorali. Qui l’oggetto è la promessa, lo spazio promesso, costruito con meccanismi arcaici, incasellato in polittici, convogliato in giochi ipnotici. La promessa è data come tale: si anela al suo concretizzarsi, con la certezza che, se ciò avverrà, la sua narcisistica tensione verrà meno e questo detterà ulteriori spostamenti per non perdere quella tensione certo maliarda, ma anche unica possibile: è l’incedere dell’architettura. L’autore trascina l’osservatore in un gioco fatto di zone alterate e macchine evocate: questo spaesamento salda l’informe con il rigore del dizionario, alla Bataille. L’unico modo per uscire dal gioco è l’immersione nello spessore del foglio alla ricerca di una risoluzione, della prosecuzione, dei segni che saldano i diversi appunti cartografici. Bergman avrebbe potuto costruire sul coinvolgimento disegnato da questi spazi un’ulteriore sfida a scacchi. Nella profondità dimensionale e temporale è insediata la capacità del continuo rilancio di questa ricerca; la specchiatura tra autore e osservatore altera i confini della responsabilità: non è dato sapere chi muoverà la regina.
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