Proviamo a sforzarci per un istante immaginando il mondo come lo conosciamo sino a privarlo, però, delle sue bellezze custodite e preservate dal settore culturale. Immaginiamo un mondo spoglio d’arte figurativa, di versi in prosa e poesia, d’immagini in movimento e di musica. La pandemia provocata dal Covid-19 pare poter mettere – parzialmente – in atto uno scenario di questo genere. I mesi di confinamento hanno infatti messo alla prova il settore culturale, costringendo operatori e operatrici a reinventare, laddove possibile, forme di coinvolgimento che consentissero l’incontro con i beni culturali. D’altro canto, questi sono stati anche mesi nei quali molte persone hanno potuto godere di opere e prodotti pur restando debitamente chiusi in casa. Odierni strumenti mediali permettono infatti di reinventare nuove forme di coinvolgimento (siano esse in presenza o in remoto), favorendo quelle folgorazioni che nascono da incontri tra soggetto e opere d’arte, e che le neuroscienze cognitive riconoscono oggi come eventi nei quali mente e corpo sono tra loro fortemente connessi (Damasio, 2008; Gallese & Guerra, 2015). Eppure, come fare oggi a garantire questi incontri e fenomeni corporei tra soggetto e bene culturale in un periodo nel quale il distanziamento è norma sociale? Il settore culturale risponde proponendo una serie di strategie che chiamano in causa sempre più una dialettica tra tradizione umanista e tecnologie e linguaggi digitali, imbastendo progetti capaci di stimolare le persone ad avvicinarsi alle opere d’arte, rispettando le regole necessarie alla salvaguardia di tutti. Tra questi progetti, l’ampliamento delle potenzialità fruitive ed esperienziali proposte dall’associazione DRAMSAM – Centro Giuliano per la Musica Antica diviene uno dei tanti esempi originali di interesse significativo. Let’s try to force ourselves for a moment imagining the world as we know it but deprived of its beauties guarded and preserved by the cultural sector. Let’s imagine now a world devoid of figurative arts, verses in prose and poetry, moving images and music. The current pandemic caused by Covid-19 seems to be able to – partially – represents a scenario of this kind. The months of lockdown have in fact put the cultural sector to the test, forcing operators to reinvent, where possible of course, forms of involvement that would allow the encounter with cultural heritage. But nevertheless, these were also months in which many people were able to enjoy arts and products while remaining duly closed at home. Today’s media tools allow us to reinvent new forms of involvement (whether in presence or remotely), favoring those “shocks” (Bellour, 2009) that arise from encounters between the subject and the artworks; today, cognitive neurosciences recognizes these encounters as events in which both mind and body are strongly connected each other (Damasio, 2008; Gallese & Guerra, 2015). And yet, how can we guarantee these encounters and bodily phenomena between the subject and the artworks in a period in which distancing has become a social norm? The cultural sector responds to the challenge by proposing a series of strategies that increasingly bring into play a dialectic between humanist tradition and digital technologies and languages, creating projects capable of stimulating people to get closer to artworks, respecting at the same time the rules necessary today to safeguard everyone. Among these, the expansion of the perceptual and experiential potentialities proposed by the DRAMSAM – Giuliano Center for Ancient Music becomes one of the many original examples of significant interest for us.

Preservare l'incontro con i beni culturali: una dialettica tra digitale e umanesimo in epoca Covid-19

Steven Stergar
Primo
2020

Abstract

Proviamo a sforzarci per un istante immaginando il mondo come lo conosciamo sino a privarlo, però, delle sue bellezze custodite e preservate dal settore culturale. Immaginiamo un mondo spoglio d’arte figurativa, di versi in prosa e poesia, d’immagini in movimento e di musica. La pandemia provocata dal Covid-19 pare poter mettere – parzialmente – in atto uno scenario di questo genere. I mesi di confinamento hanno infatti messo alla prova il settore culturale, costringendo operatori e operatrici a reinventare, laddove possibile, forme di coinvolgimento che consentissero l’incontro con i beni culturali. D’altro canto, questi sono stati anche mesi nei quali molte persone hanno potuto godere di opere e prodotti pur restando debitamente chiusi in casa. Odierni strumenti mediali permettono infatti di reinventare nuove forme di coinvolgimento (siano esse in presenza o in remoto), favorendo quelle folgorazioni che nascono da incontri tra soggetto e opere d’arte, e che le neuroscienze cognitive riconoscono oggi come eventi nei quali mente e corpo sono tra loro fortemente connessi (Damasio, 2008; Gallese & Guerra, 2015). Eppure, come fare oggi a garantire questi incontri e fenomeni corporei tra soggetto e bene culturale in un periodo nel quale il distanziamento è norma sociale? Il settore culturale risponde proponendo una serie di strategie che chiamano in causa sempre più una dialettica tra tradizione umanista e tecnologie e linguaggi digitali, imbastendo progetti capaci di stimolare le persone ad avvicinarsi alle opere d’arte, rispettando le regole necessarie alla salvaguardia di tutti. Tra questi progetti, l’ampliamento delle potenzialità fruitive ed esperienziali proposte dall’associazione DRAMSAM – Centro Giuliano per la Musica Antica diviene uno dei tanti esempi originali di interesse significativo. Let’s try to force ourselves for a moment imagining the world as we know it but deprived of its beauties guarded and preserved by the cultural sector. Let’s imagine now a world devoid of figurative arts, verses in prose and poetry, moving images and music. The current pandemic caused by Covid-19 seems to be able to – partially – represents a scenario of this kind. The months of lockdown have in fact put the cultural sector to the test, forcing operators to reinvent, where possible of course, forms of involvement that would allow the encounter with cultural heritage. But nevertheless, these were also months in which many people were able to enjoy arts and products while remaining duly closed at home. Today’s media tools allow us to reinvent new forms of involvement (whether in presence or remotely), favoring those “shocks” (Bellour, 2009) that arise from encounters between the subject and the artworks; today, cognitive neurosciences recognizes these encounters as events in which both mind and body are strongly connected each other (Damasio, 2008; Gallese & Guerra, 2015). And yet, how can we guarantee these encounters and bodily phenomena between the subject and the artworks in a period in which distancing has become a social norm? The cultural sector responds to the challenge by proposing a series of strategies that increasingly bring into play a dialectic between humanist tradition and digital technologies and languages, creating projects capable of stimulating people to get closer to artworks, respecting at the same time the rules necessary today to safeguard everyone. Among these, the expansion of the perceptual and experiential potentialities proposed by the DRAMSAM – Giuliano Center for Ancient Music becomes one of the many original examples of significant interest for us.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11390/1210230
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