Dal momento che il termine ‘esotismo’ descrive un apprezzamento dell’estraneo in quanto tale, a prescindere cioè da una sua cognizione effettiva, l’esperienza diretta del vagheggiato Altrove può ben tradursi in amaro disappunto, finanche in una catastrofe dell’immaginazione. Questo accade perché l’‘esotico’ è nozione eurocentrica, autocentrata e gratificante, che dalla seconda metà dell’Ottocento codifica una rappresentazione strategica dell’Altro fatto depositario di quei tratti che l’Occidente si è alienato, e che pur rimpiange. Dato che ogni rappresentazione dell’Altro sottende un’implicita rappresentazione di sé, i viaggi deludenti e le inevitabili cadute della ‘tensione esotica’ (Segalen) che ne conseguono sono spesso stati il punto di partenza per una critica radicale delle rappresentazioni occidentali dell’alterità come pure della loro costruzione del senso di identità. Esemplare il caso dei racconti di viaggio in Terra Santa di fine Ottocento, che registrano il disappunto per la scollatura fra la realtà del luogo e della sua gente e le idealizzazioni letterarie del passato. Le reazioni variano da un disperante ennui al sarcasmo costruttivo: per darne contezza, Lucia Claudia Fiorella confronta Jérusalem (1896) di Pierre Loti e The Innocents Abroad (1869) di Mark Twain.

Il topos del viaggio deludente: fine dell'esotismo?

FIORELLA L
2011-01-01

Abstract

Dal momento che il termine ‘esotismo’ descrive un apprezzamento dell’estraneo in quanto tale, a prescindere cioè da una sua cognizione effettiva, l’esperienza diretta del vagheggiato Altrove può ben tradursi in amaro disappunto, finanche in una catastrofe dell’immaginazione. Questo accade perché l’‘esotico’ è nozione eurocentrica, autocentrata e gratificante, che dalla seconda metà dell’Ottocento codifica una rappresentazione strategica dell’Altro fatto depositario di quei tratti che l’Occidente si è alienato, e che pur rimpiange. Dato che ogni rappresentazione dell’Altro sottende un’implicita rappresentazione di sé, i viaggi deludenti e le inevitabili cadute della ‘tensione esotica’ (Segalen) che ne conseguono sono spesso stati il punto di partenza per una critica radicale delle rappresentazioni occidentali dell’alterità come pure della loro costruzione del senso di identità. Esemplare il caso dei racconti di viaggio in Terra Santa di fine Ottocento, che registrano il disappunto per la scollatura fra la realtà del luogo e della sua gente e le idealizzazioni letterarie del passato. Le reazioni variano da un disperante ennui al sarcasmo costruttivo: per darne contezza, Lucia Claudia Fiorella confronta Jérusalem (1896) di Pierre Loti e The Innocents Abroad (1869) di Mark Twain.
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