Nel Master of Petersburg, romanzo che Coetzee pubblica nel 1994, il male si sperimenta come patologia, indigenza, perversione, sofferenza psichica e morale, ma soprattutto come silenzio di Dio. Nella figura del silenzio divino di fronte allo spreco insensato della spinta teleologica degli esseri viventi si compendiano tutte le forme di male, da quello fisico, a quello morale, a quello dell’imperfezione intrinseca del cosmo, ovvero al male metafisico. In nessun'altra sua opera Coetzee affronta la questione dell’insensatezza del dolore, e dell’impossibilità di riassorbirla nel movimento dialettico di una qualsiasi teodicea o prospettiva teleologica, con la lucidità e la partecipazione che si avvertono nel Master of Petersburg; strano romanzo che sotto l’aspetto di sofisticata riscrittura postmoderna pone il problema dell’interpretazione dell’esperienza del dolore e delle sue implicazioni di carattere etico in un mondo orfano di Dio. Posta questa premessa, risulterà meno arbitraria la scelta di Fëdor Michailovič Dostoevskij quale imbarazzante protagonista della storia di Coetzee: Dostoevskij, sacra icona della tradizione letteraria occidentale, un maestro che affidava alla sua arte il compito di dire nientemeno che tutta la verità sull’uomo, misurandosi con le poderose e ponderose questioni del male, della libertà e responsabilità umana, della giustizia di Dio, della fede.

«Il silenzio di Dio nel Master of Petersburg di J.M. Coetzee»

FIORELLA L
2004

Abstract

Nel Master of Petersburg, romanzo che Coetzee pubblica nel 1994, il male si sperimenta come patologia, indigenza, perversione, sofferenza psichica e morale, ma soprattutto come silenzio di Dio. Nella figura del silenzio divino di fronte allo spreco insensato della spinta teleologica degli esseri viventi si compendiano tutte le forme di male, da quello fisico, a quello morale, a quello dell’imperfezione intrinseca del cosmo, ovvero al male metafisico. In nessun'altra sua opera Coetzee affronta la questione dell’insensatezza del dolore, e dell’impossibilità di riassorbirla nel movimento dialettico di una qualsiasi teodicea o prospettiva teleologica, con la lucidità e la partecipazione che si avvertono nel Master of Petersburg; strano romanzo che sotto l’aspetto di sofisticata riscrittura postmoderna pone il problema dell’interpretazione dell’esperienza del dolore e delle sue implicazioni di carattere etico in un mondo orfano di Dio. Posta questa premessa, risulterà meno arbitraria la scelta di Fëdor Michailovič Dostoevskij quale imbarazzante protagonista della storia di Coetzee: Dostoevskij, sacra icona della tradizione letteraria occidentale, un maestro che affidava alla sua arte il compito di dire nientemeno che tutta la verità sull’uomo, misurandosi con le poderose e ponderose questioni del male, della libertà e responsabilità umana, della giustizia di Dio, della fede.
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