Il contributo propone un’analisi critica della recente apertura giurisprudenziale alla legittimità di clausole di recesso ad nutum nelle società a tempo determinato, mettendone in evidenza le plurime incoerenze sistematiche. In particolare, si osserva come la soppressione implicita dello ius poenitendi in capo alla maggioranza incida profondamente sulla dialettica deliberativa e sulla funzione che in essa riveste la leva economica, alterando l’equilibrio delineato dalla riforma societaria attraverso un duplice processo di ponderazione – ex ante ed ex post rispetto alla dichiarazione di recesso – finalizzato a contemperare il rafforzamento del principio maggioritario con la salvaguardia delle posizioni individuali e la tutela dell’efficienza organizzativa. L’indisponibilità dello ius poenitendi e la conseguente illegittimità di clausole che sgancino il recesso da ogni presupposto causale trovano ulteriore conferma nella disciplina dei diritti particolari, che riafferma il ruolo della maggioranza quale presidio della compatibilità tra interessi individuali e interesse sociale. Analoga conferma si rinviene nell’evoluzione giurisprudenziale in materia di recesso nei contratti d’impresa, la quale esige che l’exit sia ancorato a presupposti specificamente individuati e previamente esternati. L’indagine conduce così a ribadire la centralità, nell’impianto sistematico, di un modello fondato sulla prevedibilità e sul controllo delle prerogative individuali, quale garanzia imprescindibile di coerenza ordinamentale e tutela dell’efficienza imprenditoriale.
Sul recesso ad nutum da società a tempo determinato
LINDA MIOTTO
2025-01-01
Abstract
Il contributo propone un’analisi critica della recente apertura giurisprudenziale alla legittimità di clausole di recesso ad nutum nelle società a tempo determinato, mettendone in evidenza le plurime incoerenze sistematiche. In particolare, si osserva come la soppressione implicita dello ius poenitendi in capo alla maggioranza incida profondamente sulla dialettica deliberativa e sulla funzione che in essa riveste la leva economica, alterando l’equilibrio delineato dalla riforma societaria attraverso un duplice processo di ponderazione – ex ante ed ex post rispetto alla dichiarazione di recesso – finalizzato a contemperare il rafforzamento del principio maggioritario con la salvaguardia delle posizioni individuali e la tutela dell’efficienza organizzativa. L’indisponibilità dello ius poenitendi e la conseguente illegittimità di clausole che sgancino il recesso da ogni presupposto causale trovano ulteriore conferma nella disciplina dei diritti particolari, che riafferma il ruolo della maggioranza quale presidio della compatibilità tra interessi individuali e interesse sociale. Analoga conferma si rinviene nell’evoluzione giurisprudenziale in materia di recesso nei contratti d’impresa, la quale esige che l’exit sia ancorato a presupposti specificamente individuati e previamente esternati. L’indagine conduce così a ribadire la centralità, nell’impianto sistematico, di un modello fondato sulla prevedibilità e sul controllo delle prerogative individuali, quale garanzia imprescindibile di coerenza ordinamentale e tutela dell’efficienza imprenditoriale.| File | Dimensione | Formato | |
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