La modulazione delle condizioni idriche è tra i servizi ecosistemici più interessanti offerti dall’uso delle colture di copertura (CC) in vigneto. Tuttavia, le componenti ambientali e le diverse tecniche di gestione del vigneto rendono gli effetti di questa pratica difficile da generalizzare per la viticoltura italiana. Lo scopo di questo lavoro è stato quello di testare l’utilizzo di diverse specie di CC sullo stato idrico della vite in diversi contesti vitivinicoli. Abbiamo testato tre CC: segale, favino, un mix di entrambi al 50 %, con un controllo lavorato, in tre vigneti italiani lungo un gradiente latitudinale nord-sud. Le CC sono state seminate in autunno (2023, 2024 e 2025), con un disegno sperimentale randomizzato. Lo stato idrico è stato monitorato misurando il potenziale idrico a mezzogiorno e prima dell’alba e stimando la traspirazione per pianta con 36 sensori sap-flow installati in ogni vigneto. Per testare l’effetto delle CC sulla struttura della chioma delle piante di vite in prova sono stati raccolti i dati anatomici dei piccioli e il volume delle chiome. Le CC hanno ridotto la traspirazione delle viti rispetto al controllo lavorato in tutti i siti, mentre la semina della segale ha aumentato il potenziale idrico rispetto al controllo. Lo stato idrico non ha influenzato la produzione e la maturazione delle uve. La competizione con le CC può favorire l’adattamento delle piante, anche in condizioni di scarsità idrica come nel Sud Italia, rendendo questa pratica applicabile a tutti i contesti viticoli, purché se ne contenga la competizione eccessiva.
Influenza di diverse colture di copertura sull’adattamento idrico della vite in differenti contesti viticoli italiani
Mirko Sodini;Giacomo Masutti;Filippo Maria Sanna;Giorgio Alberti;Marco Vuerich;Alessandro Peressotti;Alex Falcon;Giuseppe Serra;Tiozzo Fasiolo Diego;Scalera Lorenzo;Paolo Sivilotti
2026-01-01
Abstract
La modulazione delle condizioni idriche è tra i servizi ecosistemici più interessanti offerti dall’uso delle colture di copertura (CC) in vigneto. Tuttavia, le componenti ambientali e le diverse tecniche di gestione del vigneto rendono gli effetti di questa pratica difficile da generalizzare per la viticoltura italiana. Lo scopo di questo lavoro è stato quello di testare l’utilizzo di diverse specie di CC sullo stato idrico della vite in diversi contesti vitivinicoli. Abbiamo testato tre CC: segale, favino, un mix di entrambi al 50 %, con un controllo lavorato, in tre vigneti italiani lungo un gradiente latitudinale nord-sud. Le CC sono state seminate in autunno (2023, 2024 e 2025), con un disegno sperimentale randomizzato. Lo stato idrico è stato monitorato misurando il potenziale idrico a mezzogiorno e prima dell’alba e stimando la traspirazione per pianta con 36 sensori sap-flow installati in ogni vigneto. Per testare l’effetto delle CC sulla struttura della chioma delle piante di vite in prova sono stati raccolti i dati anatomici dei piccioli e il volume delle chiome. Le CC hanno ridotto la traspirazione delle viti rispetto al controllo lavorato in tutti i siti, mentre la semina della segale ha aumentato il potenziale idrico rispetto al controllo. Lo stato idrico non ha influenzato la produzione e la maturazione delle uve. La competizione con le CC può favorire l’adattamento delle piante, anche in condizioni di scarsità idrica come nel Sud Italia, rendendo questa pratica applicabile a tutti i contesti viticoli, purché se ne contenga la competizione eccessiva.| File | Dimensione | Formato | |
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