La ricerca interculturale ha progressivamente superato letture meramente culturaliste per adottare approcci attenti alla complessità, all’intersezionalità e alla superdiversità. Questa prospettiva si è intrecciata con gli studi di media education, riconoscendo che la complessità socioculturale e linguistica si sviluppa in un ecosistema postdigitale e i processi di diversificazione, marginalizzazione ed emancipazione sono profondamente mediati dalle tecnologie. Da questo intreccio nasce il campo delle Interculture Postdigitali. Tale prospettiva dialoga in questo articolo con gli Science and Technology Studies(STS), che evidenziano il carattere coevolutivo delle relazioni tra innovazione tecnologica, contesti socioculturali ed educativi, mettendo in luce i margini di agency. In questo quadro, il saggio interpreta le forme contemporanee di soggettivazione giovanile attraverso il caso della cosiddetta “musica dei maranza”, sviluppatasi nelle periferie urbane e caratterizzata da una forte presenza di gio-vani con background migratorio. Le pratiche musicali vengono analizzate come esito di specifici “assemblaggi sociomateriali” che intrecciano soggetti, piattaforme digitali, algoritmi, smartphone, software di produzione musicale e repertori culturali transnazionali. L’approccio proposto supera tanto il determinismo tecnologico quanto una lettura esclusivamente culturalista della trap, mostrando come la figura del maranza emerga quale soggettività situata e relazionale, prodotta dall’interazione tra pratiche culturali, infrastrutture digitali e dinamiche di riconoscimento e stigmatizzazione. Intercultural research has progressively moved beyond purely culturalist interpretations towards approaches informed by complexity, intersectionality, and superdiversity. This perspective has increasingly intersected with media education studies, recognising that sociocultural and linguistic complexity develops within a postdigital ecosystem, where processes of diversification, marginalisation, and emancipation are mediated by digital technologies. This convergence has given rise to the field of Postdigital Intercultures. In this article this perspective is brought into dialogue with Science and Technology Studies (STS), which highlight the coevolutionary relationships between technological innovation and sociocultural and educational contexts, thereby illuminating new forms of agency. Within this framework, the paper examines contemporary processes of youth subjectivation through the case of the socalled “maranzamusic”, which emerged in urban peripheries and is characterised by the strong presence of young people with migrant backgrounds. These musical practices are analysed as the outcome of specific “sociomaterial assemblages” involving human actors, digital platforms, algorithms, smartphones, music-production software, and transnational cultural repertoires. The proposed approach moves beyond both technological determinism and purely culturalist interpretations of trap music, showing how the figure of the maranza emerges as a situated and relational subjectivity, shaped through the interaction of cultural practices, digital infrastructures, and dynamics of recognition and stigmatisation.
‘Interculture Postdigitali’ e ‘assemblaggi sociomateriali’: la 'musica dei maranza' tra agency, tecnologia e presa di parola
Zoletto, Davide
;
2026-01-01
Abstract
La ricerca interculturale ha progressivamente superato letture meramente culturaliste per adottare approcci attenti alla complessità, all’intersezionalità e alla superdiversità. Questa prospettiva si è intrecciata con gli studi di media education, riconoscendo che la complessità socioculturale e linguistica si sviluppa in un ecosistema postdigitale e i processi di diversificazione, marginalizzazione ed emancipazione sono profondamente mediati dalle tecnologie. Da questo intreccio nasce il campo delle Interculture Postdigitali. Tale prospettiva dialoga in questo articolo con gli Science and Technology Studies(STS), che evidenziano il carattere coevolutivo delle relazioni tra innovazione tecnologica, contesti socioculturali ed educativi, mettendo in luce i margini di agency. In questo quadro, il saggio interpreta le forme contemporanee di soggettivazione giovanile attraverso il caso della cosiddetta “musica dei maranza”, sviluppatasi nelle periferie urbane e caratterizzata da una forte presenza di gio-vani con background migratorio. Le pratiche musicali vengono analizzate come esito di specifici “assemblaggi sociomateriali” che intrecciano soggetti, piattaforme digitali, algoritmi, smartphone, software di produzione musicale e repertori culturali transnazionali. L’approccio proposto supera tanto il determinismo tecnologico quanto una lettura esclusivamente culturalista della trap, mostrando come la figura del maranza emerga quale soggettività situata e relazionale, prodotta dall’interazione tra pratiche culturali, infrastrutture digitali e dinamiche di riconoscimento e stigmatizzazione. Intercultural research has progressively moved beyond purely culturalist interpretations towards approaches informed by complexity, intersectionality, and superdiversity. This perspective has increasingly intersected with media education studies, recognising that sociocultural and linguistic complexity develops within a postdigital ecosystem, where processes of diversification, marginalisation, and emancipation are mediated by digital technologies. This convergence has given rise to the field of Postdigital Intercultures. In this article this perspective is brought into dialogue with Science and Technology Studies (STS), which highlight the coevolutionary relationships between technological innovation and sociocultural and educational contexts, thereby illuminating new forms of agency. Within this framework, the paper examines contemporary processes of youth subjectivation through the case of the socalled “maranzamusic”, which emerged in urban peripheries and is characterised by the strong presence of young people with migrant backgrounds. These musical practices are analysed as the outcome of specific “sociomaterial assemblages” involving human actors, digital platforms, algorithms, smartphones, music-production software, and transnational cultural repertoires. The proposed approach moves beyond both technological determinism and purely culturalist interpretations of trap music, showing how the figure of the maranza emerges as a situated and relational subjectivity, shaped through the interaction of cultural practices, digital infrastructures, and dynamics of recognition and stigmatisation.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


