L’articolo propone una rilettura di alcuni nuclei del pensiero di Jerome Bruner – in particolare la distinzione tra pensiero paradigmatico e narrativo, la categorizzazione e la costruzione culturale del significato – alla luce della diffusione dell’intelligenza artificiale generativa (IAG). Muovendo dal concetto di cognitive offloading, il contributo analizza il rischio che la delega alle IAG di funzioni cognitive e simboliche riduca gli spazi di elaborazione autonoma dell’esperienza. Il confronto con lo schematismo kantiano e con la critica dell’industria culturale di Horkheimer e Adorno consente di interpretare tale processo come una crescente esternalizzazione della mediazione immaginativa. A differenza della costruzione umana del significato, radicata nell’esperienza, nelle relazioni sociali e nell’intenzionalità, la generazione artificiale del testo opera attraverso elaborazioni statistiche prive di un analogo ancoraggio esperienziale. In questa prospettiva, la narrazione assume una particolare rilevanza pedagogica quale spazio di riappropriazione simbolica dell’esperienza e di costruzione di “mondi possibili”. L’articolo conclude evidenziando sia i rischi di un crescente accerchiamento comunicazionale algoritmico, sia la possibilità di utilizzare criticamente le IAG a sostegno di pratiche autonome di riflessione e produzione di significato.
Costruzione del significato, generazione del testo, cognitive offloading. Bruner e l’intelligenza artificiale generativa
Anselmo Paolone
2026-01-01
Abstract
L’articolo propone una rilettura di alcuni nuclei del pensiero di Jerome Bruner – in particolare la distinzione tra pensiero paradigmatico e narrativo, la categorizzazione e la costruzione culturale del significato – alla luce della diffusione dell’intelligenza artificiale generativa (IAG). Muovendo dal concetto di cognitive offloading, il contributo analizza il rischio che la delega alle IAG di funzioni cognitive e simboliche riduca gli spazi di elaborazione autonoma dell’esperienza. Il confronto con lo schematismo kantiano e con la critica dell’industria culturale di Horkheimer e Adorno consente di interpretare tale processo come una crescente esternalizzazione della mediazione immaginativa. A differenza della costruzione umana del significato, radicata nell’esperienza, nelle relazioni sociali e nell’intenzionalità, la generazione artificiale del testo opera attraverso elaborazioni statistiche prive di un analogo ancoraggio esperienziale. In questa prospettiva, la narrazione assume una particolare rilevanza pedagogica quale spazio di riappropriazione simbolica dell’esperienza e di costruzione di “mondi possibili”. L’articolo conclude evidenziando sia i rischi di un crescente accerchiamento comunicazionale algoritmico, sia la possibilità di utilizzare criticamente le IAG a sostegno di pratiche autonome di riflessione e produzione di significato.| File | Dimensione | Formato | |
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