L'onorevole arte della diplomazia - al pari delle grandi ricchezze e della capacità di rivestire ruoli militari di comando - è prerogativa esclusiva dei chrestoi persino nell'Atene ostaggio del governo democratico: così si afferma nell'Athenaion Politeia pseudosenofontea (1.18) e da tale constatazione appare discendere la convinzione dell'Autore secondo la quale le poleis oligarchiche inevitabilmente tengono fede ai trattati interstatali - negoziati, approvati e fatti applicare dai medesimi chrestoi. Lo stesso non può certo dirsi della democrazia ateniese: il paragrafo 2.17 (il cui testo non necessita né di interventi correttivi né di interpretazioni che ne forzino la lettera) ci conduce all'interno di una seduta assembleare in cui viene rimesso in discussione un patto precedentemente sottoscritto: dal momento che quanti lo hanno negoziato appartengono appunto ai chrestoi, la fazione democratica al governo può opportunamente affermare che non era presente ("non c'era") e, così facendo, al tempo stesso dirige e asseconda gli umori del popolo ateniese ("gli altri"), che il contenuto dei patti viene a conoscere solo durante l'assemblea. Precise corrispondenze che non possono ritenersi casuali si riscontrano, infine, tra il testo dell'Athenaion Politeia e il resoconto contenuto nel V libro tucidideo del fallimento del pace di Nicia: tali corrispondenze inducono a identificare nell'Autore dell'opuscolo un testimone oculare dei fatti narrati dallo storico ateniese.

[Xen.] Athenaion Politeia 2.17: il demos assente, gli altri e il fallimento della pace di Nicia / ZUNINO M. - In: HERMES. - ISSN 0018-0777. - STAMPA. - 137/3 (2009)(2009), pp. 285-301.

[Xen.] Athenaion Politeia 2.17: il demos assente, gli altri e il fallimento della pace di Nicia

ZUNINO, Maddalena Luisa
2009

Abstract

L'onorevole arte della diplomazia - al pari delle grandi ricchezze e della capacità di rivestire ruoli militari di comando - è prerogativa esclusiva dei chrestoi persino nell'Atene ostaggio del governo democratico: così si afferma nell'Athenaion Politeia pseudosenofontea (1.18) e da tale constatazione appare discendere la convinzione dell'Autore secondo la quale le poleis oligarchiche inevitabilmente tengono fede ai trattati interstatali - negoziati, approvati e fatti applicare dai medesimi chrestoi. Lo stesso non può certo dirsi della democrazia ateniese: il paragrafo 2.17 (il cui testo non necessita né di interventi correttivi né di interpretazioni che ne forzino la lettera) ci conduce all'interno di una seduta assembleare in cui viene rimesso in discussione un patto precedentemente sottoscritto: dal momento che quanti lo hanno negoziato appartengono appunto ai chrestoi, la fazione democratica al governo può opportunamente affermare che non era presente ("non c'era") e, così facendo, al tempo stesso dirige e asseconda gli umori del popolo ateniese ("gli altri"), che il contenuto dei patti viene a conoscere solo durante l'assemblea. Precise corrispondenze che non possono ritenersi casuali si riscontrano, infine, tra il testo dell'Athenaion Politeia e il resoconto contenuto nel V libro tucidideo del fallimento del pace di Nicia: tali corrispondenze inducono a identificare nell'Autore dell'opuscolo un testimone oculare dei fatti narrati dallo storico ateniese.
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