In questo studio si commenta l’articolo "Utrum iudici liceat iudicare contra veritatem quam novit, propter ea quae in contrarium proponuntur" (Summa Theol., II-II, q. 67, a. 2). Se ne trae l'insegnamento per cui la conoscenza diligentemente conseguita nel processo con il contributo delle parti, ed espressa nel giudizio, rappresenta in ogni caso, in rapporto alle prove pubblicamente acquisite, la massima approssimazione possibile alla verità, per lo meno dal punto di vista epistemologico.
Il giudice e la verita'. Riflessioni su un testo tomistico,
ANCONA, Elvio
2010-01-01
Abstract
In questo studio si commenta l’articolo "Utrum iudici liceat iudicare contra veritatem quam novit, propter ea quae in contrarium proponuntur" (Summa Theol., II-II, q. 67, a. 2). Se ne trae l'insegnamento per cui la conoscenza diligentemente conseguita nel processo con il contributo delle parti, ed espressa nel giudizio, rappresenta in ogni caso, in rapporto alle prove pubblicamente acquisite, la massima approssimazione possibile alla verità, per lo meno dal punto di vista epistemologico.File in questo prodotto:
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