numerosi rapporti sui cambiamenti climatici evidenziano come rispetto all’era preindustriale, la temperatura globale media sia aumentata di 1.1°C mentre la concentrazione di gas serra ha raggiunto 854 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti (Eurostat, 2022; IPCC, 2023). Anche l’agricoltura ed il sistema agroalimentare contribuiscono in maniera significativa al riscaldamento globale. L’ultimo report dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) sottolinea come il 22% delle emissioni globali di gas serra provenga attualmente dall'agricoltura, dalla silvicoltura e dall'uso del suolo (IPCC, 2023). Altre stime, basate sull’approccio delle Food Miles (Brunori et al., 2016) imputano ai trasporti circa il 19% delle emissioni totali generate dal sistema alimentare (emissioni derivanti dall’uso del suolo, dalla produzione agricola e dal trasporto dei prodotti agro-alimentari) (Li et al, 2022). Nonostante la riduzione delle miglia alimentari (Food Miles) e il consumo di cibo locale (Local Food) siano considerati da molti come strategie efficaci, alcuni studiosi suggeriscono che incoraggiare una distribuzione sostenibile potrebbe essere la soluzione più efficace per ridurre l'impatto ambientale della catena di approvvigionamento. Questa revisione della letteratura si inserisce nel dibattito sull’uso delle FM e del LF mettendo in luce gli aspetti da considerare nella stima dell’impronta di carbonio della catena alimentare. Il dibattito esistente deriva principalmente dalla difficoltà di generalizzare le stime ottenute a situazioni eterogenee, richiedendo un approccio specifico in ogni contesto. Prospettive di sviluppo future potrebbero riguardare il tema della mobilità sostenibile a livello locale, in particolare il tema della gestione dell’ultimo miglio a livello locale/regionale, nonché la percezione del consumatore per iniziative di distribuzione sostenibile sull’ultimo miglio. L’adozione di strumenti adeguati sulla comunicazione dell’impatto ambientale dei prodotti alimentari può essere utile ai decisori pubblici ed all’industria logistica per sviluppare strategie per la distribuzione sostenibile delle merci a livello locale, ed ai consumatori per realizzare scelte consapevoli. Pertanto, una prospettiva di sviluppo di ricerca dovrebbe riguardare la conoscenza e la percezione dei consumatori dei diversi possibili attributi di sostenibilità quali la CF, la Food Miles, la provenienza locale del prodotto (Local Food), la certificazione biologica, la stagionalità del prodotto, in relazione alla sensibilità dei consumatori stessi alla tematica del cambiamento climatico. Ciò al fine di confermare, alla luce della presa di consapevolezza o meno del cambiamento climatico e delle sue cause, e delle caratteristiche effettive del prodotto, le preferenze dei consumatori verso le diverse etichette/attributi dei prodotti e la loro disponibilità a pagare per gli stessi.
Sostenibilità ambientale della filiera agro-alimentare e Food Miles: una rassegna della letteratura
Federico Nassivera;Lucia Rotaris
2023-01-01
Abstract
numerosi rapporti sui cambiamenti climatici evidenziano come rispetto all’era preindustriale, la temperatura globale media sia aumentata di 1.1°C mentre la concentrazione di gas serra ha raggiunto 854 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti (Eurostat, 2022; IPCC, 2023). Anche l’agricoltura ed il sistema agroalimentare contribuiscono in maniera significativa al riscaldamento globale. L’ultimo report dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) sottolinea come il 22% delle emissioni globali di gas serra provenga attualmente dall'agricoltura, dalla silvicoltura e dall'uso del suolo (IPCC, 2023). Altre stime, basate sull’approccio delle Food Miles (Brunori et al., 2016) imputano ai trasporti circa il 19% delle emissioni totali generate dal sistema alimentare (emissioni derivanti dall’uso del suolo, dalla produzione agricola e dal trasporto dei prodotti agro-alimentari) (Li et al, 2022). Nonostante la riduzione delle miglia alimentari (Food Miles) e il consumo di cibo locale (Local Food) siano considerati da molti come strategie efficaci, alcuni studiosi suggeriscono che incoraggiare una distribuzione sostenibile potrebbe essere la soluzione più efficace per ridurre l'impatto ambientale della catena di approvvigionamento. Questa revisione della letteratura si inserisce nel dibattito sull’uso delle FM e del LF mettendo in luce gli aspetti da considerare nella stima dell’impronta di carbonio della catena alimentare. Il dibattito esistente deriva principalmente dalla difficoltà di generalizzare le stime ottenute a situazioni eterogenee, richiedendo un approccio specifico in ogni contesto. Prospettive di sviluppo future potrebbero riguardare il tema della mobilità sostenibile a livello locale, in particolare il tema della gestione dell’ultimo miglio a livello locale/regionale, nonché la percezione del consumatore per iniziative di distribuzione sostenibile sull’ultimo miglio. L’adozione di strumenti adeguati sulla comunicazione dell’impatto ambientale dei prodotti alimentari può essere utile ai decisori pubblici ed all’industria logistica per sviluppare strategie per la distribuzione sostenibile delle merci a livello locale, ed ai consumatori per realizzare scelte consapevoli. Pertanto, una prospettiva di sviluppo di ricerca dovrebbe riguardare la conoscenza e la percezione dei consumatori dei diversi possibili attributi di sostenibilità quali la CF, la Food Miles, la provenienza locale del prodotto (Local Food), la certificazione biologica, la stagionalità del prodotto, in relazione alla sensibilità dei consumatori stessi alla tematica del cambiamento climatico. Ciò al fine di confermare, alla luce della presa di consapevolezza o meno del cambiamento climatico e delle sue cause, e delle caratteristiche effettive del prodotto, le preferenze dei consumatori verso le diverse etichette/attributi dei prodotti e la loro disponibilità a pagare per gli stessi.| File | Dimensione | Formato | |
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